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fabrizio (biccio) ulisse
Perchè, nonostante i maturi strumenti di collaborazione online, in Italia non riusciamo a liberarci della scrivania? - fabrizio (biccio) ulisse
Perché la scrivania forse dà l'idea del controllo (di uno spazio a cui si è legati fisicamente, del tempo dedicato al lavoro, ecc.) Perché in Italia si è ancora legati all'orario e non ai risultati? - Niki Costantini
Fortunatamente fino ad ora non ho avuto grossi problemi a lavorar da casa. Però hai ragione, essere slegati dal luogo fisico è molto più difficile in Italia che altrove. Eppure gli strumenti esistono, e cominciano a esistere anche le persone che li usano. - Kurai (ff)
una domanda letta proprio oggi pomeriggio: "possibile che tutti per fare il proprio lavoro abbiano bisogno di 8 ore?" - Felter Roberto from twhirl
Soprattutto otto ore consecutive, sempre dall'ora X all'ora Y. Era una cosa che soffrivo daddio quando facevo il game designer. Io, alle nove, davanti a un foglio bianco con le idee che erano tutte fuggite altrove. Un dramma. - Kurai (ff)
Ti dirò di più, in certe aziende danno la flessibilità dell'orario di entrata e uscita, ma se poi arrivi presto e te ne vai presto ti guardano male, perché non stai in ufficio fino alle 19-20. Ma io ho altro da fare nella vita oltre le 8 ore di stazionamento alla scrivania! - Stefania/stered
Secondo me no. Io ho una strana idea di civiltà ossia che il lavoro nobilita l'uomo, ma che gli strumenti che oggi esistono devono aiutarlo a nobilitarsi facendogli trovare spazio anche per altro. Generalmente parlando, in Italia si ha una visione del lavoro a dir poco ottocentesca. P.S. stavo rispondendo a Roberto. - Niki Costantini
Mi ricordo che nella prima azienda in cui ho lavorato, il capo a un certo punto protestò perché ero solito uscire dieci minuti prima in modo da poter prendere un treno che mi portasse a casa a un'ora umana (abitavo a quarantacinque minuti di treno, la scelta era se arrivare alle 19-19.30 o direttamente alle 21). Diceva che non era di buon esempio per gli altri che invece si fermavano. Faccio presente che non ho mai (MAI) mancato una milestone. Per dire. - Kurai (ff)
Peraltro credo che, quando si parla di lavori creativi, o che comunque richiedono uno sforzo mentale, il lavoro a orario fisso (e magari around the clock) sia quanto di più deleterio possibile. Check out 37 signals for more. - Kurai (ff)
Appunto. Immagino anche la contentezza e la soddisfazione di quelli che rimanevano... - Niki Costantini
è cultura, secondo me. Siamo disorganizzati (e quindi || in quanto ) diffidenti (e quindi || in quanto ) orientati al tempo e non al risultato. Hai voglia a parlare di social media. - fabrizio (biccio) ulisse
io sto leggendo "4 ore alla settimana" di Ferris. E' ovviamente una discussione portata al limite, ma ha tutte le ragioni del mondo. http://is.gd/37X9 - Felter Roberto from twhirl
Ovviamente l'idea ottocentesca del lavoro si rispecchia anche nell'idea ottocentesca dell'imprenditoria, dei servizi, ecc. Non vorrei uscire dal seminato, né parlare a sproposito, però secondo me il fatto che in Italia si muoia così tanto di lavoro è indice anche di questo... - Niki Costantini
l'ho letto anch'io 4-hour workweek, e ho deciso che "da grande" vorrei lavorare, non dico proprio così, ma almeno con un atteggiamento simile. Invece, 9-18, anche se il cliente da cui lavoro ora è un minimo più flessibile, forse perchè consegno tutti i task con un giorno d'anticipo - Mattia (Raibaz)
io lo dicevo tempo fa che il problema più grosso è cambiare metodologia di misurazione del lavoro. La più semplice, ma anche la più errata, è quella di misurare la "presenza". Non si riesce ancora a trovare un metodo oggettivo di misurazione della "quantità/qualità" - Felter Roberto from twhirl
Be' cominciare a lavorare per obiettivi/risultati sarebbe una bella cosa. - Niki Costantini
Io fortunatamente ora lavoro a task, che è quasi come lavorare per risultati...e la grande azienda per cui lavoro si lamenta che è difficile da gestire. Cioè, mi dicono cosa gli serve, lo faccio, mi pagano in base a quello che ho fatto e non in base al tempo in cui ho scaldato la sedia. Difficile. Mah. - Mattia (Raibaz)
Senza ritornare al cottimo, per carità. Però svincolare i dipendenti dall'orario rigido e dalla presenza quando è possibile; ritengo che si possa comunque raggiungere risultati soddisfacenti, anche in termini di servizi offerti. Ovviamente getto anche acqua al mio mulino: sto pensando alle donne che lavorano, a quelle costrette a fare i salti mortali per conciliare gli orari di asili nido, scuole, negozi, ecc. In Italia anche da questo punto di vista lasciamo a desiderare - Niki Costantini
Beh si io sono un programmatore per cui è cmq ben lontano dal cottimo :) Cmq una cosa che mi irrita veramente dell'"obbligo di frequenza" in ufficio è la necessità di scoreggiare via 2 ore al giorno in metropolitana, che potrei tranquillamente impiegare in modi più produttivi se lavorassi da casa, senza danneggiare in alcun modo la mia produttività, anzi - Mattia (Raibaz) from twhirl
il lavoro in presenza è preferito sicuramente per una volontà di controllo, non vedo altri motivi, visto che anche a livello contrattuale poi mica ti fanno il contratto a tempo determinato, ma sempre e comunque a progetto.... Però anche se lavori da casa, come capita spesso a me, ti accorgi che viene privilegiato il tempo rispetto alla qualità... (avevo giusto twitterato a riguardo poco fa...) - fraktalia
Raibaz, appunto :) - Niki Costantini
non credo sia volontà di controllo, più che altro paura di perderlo, non pensi? - fabrizio (biccio) ulisse
credo siano due facce della stessa medaglia: volontà di mantenere (e mostrare che si mantiene) il controllo, e paura di perderlo (e perdere il proprio ruolo)... - fraktalia
io so solo che tanta gente, anche del "web 2.0", con attività "web 2.0" quando poi cercano personale lo vogliono "in sede". E' dura da cambiare... - Felter Roberto from twhirl
Io, anche quando lavoro a casa, sono legato alla scrivania perché il MacBook sulle cosce è ustionante. - vic
like alla discussione - Webgol
da quasi due anni lavoro a casa, e non tornerei indietro per niente al mondo. ho anche la fortuna di poter svolgere parte del lavoro (riletture, bozze...) a letto sotto il piumone. Odiatemi, me lo merito. Spero di non dover più mettere piede in un ufficio in vita mia, gli orari fissi mi ammazzano. - Ilaria K
"io so solo che tanta gente, anche del "web 2.0", con attività "web 2.0" quando poi cercano personale lo vogliono "in sede"" - confermo, anche il grande ISP che vende la Rete "come mezzo per", la vede cosi'... (pero' ogni tanto un coworking fisico e un po' di sano flirting da ufficio fa bene, eh) - gluca - [mini]marketing
Anche vero, Gianluca. per me l'ottimo sarebbe lavorare da casa 3-4 giorni a settimana e dedicarne uno o 2 al coworking fisico e al flirting - Mattia (Raibaz)
Qui in Francia si é legati al concetto delle 35 ore settimanali. In relatà i cittadini francesi vorrebbero abolirle per poter lavorare di più, e guadagnare di conseguenza di più. Nell'azienda dove lavoro gli orari sono moderatamente flessibili, sebbene arrivare in ufficio dopo le 10.30 non é pratica ben vista, perché il cliente chiama la mattina quando ha problemi. Andarsene prima non comporta, generalmente, alcun problema, l'importante é che il lavoro sia fatto nei tempi previsti. Per quanto riguarda la necessità della presenza in ufficio, é dettata soprattutto da problemi di sicurezza relativi ai dati che le applicazioni utilizzano, non é bello portarsi a casa certe cose. In caso di emergenza però (tipo scioperi dei trasporti pubblici, che a Parigi son capaci di andare avanti per un mese, maledetti) si trovano soluzioni, i sorgenti comunque rimangono sui server aziendali, ma non é una pratica incoraggiata. La cosa buona é che non é una mancanza di fiducia nei confronti del lavoratore, come in Italia (se ti - el_sime
[continua] ...(se ti lascia lavorare a casa senza che nessuno ti controlli, non fai un cazzo) ma, appunto, una questione di sicurezza, che mi pare comunque accettabile e anche condivisibile. - el_sime
Gianluca, infatti secondo me la figata sarebbe avere un ufficio (magari anche condiviso con altri professionisti, per "contaminare" le competenze) ad accesso libero, pensato come spazio sociale nel quale si lavora, senza però la paura di connettersi ad altre realtà in sedi diverse usando gli strumenti adatti. - Kurai (ff)
Qui a Milano stanno iniziando ad apparire spazi del genere, tipo http://coworkingmilano.com - Mattia (Raibaz)
A me non dispiacerebbe lavorare da casa. Problem is che dipende dalle persone con cui devi interfacciarti. Alcune sono in grado di gestire/lavorare nei team virtuali, con altre fai fatica a collaborare persino se sono a 10 m da te e, in questo caso, sarebbe un incubo - Annarella G.
Raibaz, sapevo di questi progetti, di per sé è già molto interessante. - Kurai (ff)
Si molto interessante, ma almeno per me ora il problema è avere dei clienti che ti lascino lavorare così, non la necessità di uno spazio - Mattia (Raibaz)
@gianluca ma infatti secondo me il punto è: la non obbligatorietà di essere tutti i giorni nello stesso posto, non lo starsene rinchiusi in casa come orsi :-) - fabrizio (biccio) ulisse
+1 a: "non credo sia volontà di controllo, più che altro paura di perderlo, non pensi?" - anche se lavorare molto da casa, è ormai un mese che lo faccio, mi genera una pigrizia tale per cui dopo finisco per restarmene al paesello dell'hnterland dove vivo e alla lunga diventerebbe claustrofobico. di contro il mio uffio è una speci e di coworkin - 2 societa insieme -sono l'unica donna e la piu giovane del gruppo, ecco, diciamo che faccio piu chiacchera a casa con il cane :) - si salva solo ale. - pm10