Rimane comunque il punto, anzi, i due punti: poco può fare uno strumento se le persone hanno poco da dire, e cosa possono dire le persone rispetto alla classe politica e alla situazione italiana? Riesumo quel che dicevo anni fa: è un miracolo se non siamo a far barricate per strada, ma oggi aggiungo che se non ci stiamo è per colpa nostra. E Facebook sarà anche poco interessante ma a Taranto si è rivelato l'unico strumento in grado di compattare la protesta contro l'Ilva, rimasta sommersa fino all'anno scorso.
- Peggy Guggenheim
mafe, c'e' questa cosa fastidiosa di doverti dare sempre ragione...;)
- massimo mantellini
Rimane giusto aperta quella querelle sull'off topic di Lisa...
- Peggy Guggenheim
stralike @mafe, al solito. Il discorso è proprio quello che ormai non ci si scandalizza più di nulla, non è un fatto di opinione, di presa di posizione politica, di voce forte. E' questione di (mancate) barricate.
- A. Morloi Grazioli
Ognuno ci legge cose diverse, nella questione: a me non pare si tratti di usare il mezzo per fare politica, costruire proteste, fare opposizione. Quello si fa, in un modo o nell'altro. Quello che a me pare manchi è la produzione di contenuti validi: detta brutalmente e da uno non sospettabile di indulgenza, si continuano a leggere cose più intelligenti e interessanti sui giornali che sui blog. Ma di gran lunga.
- Luca Sofri
Finché la blogosfera continua a palare della blogosfera... @Luca Io trovo invece che su alcuni mondi specifici (vino, food, auto, tecnologia) si leggano cose molto più fresche e up-to-date sui blog/social media che sulal stampa specializzata. A livello "generalista", come evidenziava Giuseppe e come dici tu Luca, invece si continua a leggere che non ci sono cose da leggere. Sembra un film di Bunuel :-)
- Marco Massarotto
Tenderei a essere d'accordo con Luca, solo proverei a definire gli ambiti. A me interessa molto il racconto "dal basso", per dire, e in questo la blogosfera italiana secondo me è formidabile e molto migliore della grande stampa. Se voglio salire di livello (in senso ampio), allora mi rivolgo ad altri.
- Hal Incandenza
Siamo pochi (il che tiene alta l'omologazione) e "comunichiamo" molto in orario ufficio, il che deforma la palette degli argomenti. Per quanto riguarda FF, non notate una deriva "leggera"? E' pericolosa! B-D
- Leo Sorge
[riporto il commento sul blog] lascio da parte il discorso ff (che peraltro mi interessa relativamente) e mi soffermo su blog (blogger) e “attualità” ma calato nel mio settore, il turismo. Nella lunga coda degli interessi tematici secondo me esiste una conversazione più “alta”, legata alla realtà e soprattutto capace di essere visibile anche fuori dalla ristretta cerchia di chi produce i contenuti (siano essi post o commenti). Certo occorre andare dove la gente è (vedi FB spesso snobbato) o dove la gente cerca (visibilità sui motori). Questa è la mia esperienza, non so quanto rappresentativa ma è reale.
- roberta milano
ipotesi: il fatto che nei paesi che usiamo come metro di paragone per dire che noi siamo sfigati (cioè non il portogallo e la polonia, suppongo, ma tendenzialmente gli usa), il fatto che in quei paesi coloro che scrivono sui giornali cose interessanti e intelligenti e sovente persino queli che insegnano all'università, molto spesso, molto più spesso che da noi, scrivano anche in rete su proprie pagine personali (non su quelle della ditta e per dovere insomma) non ha secondo voi un effetto decisivo sulla qualità "professionale" del dibattito in rete? insomma, io ce la metto tutta ma rimango un dilettante in pressoché quasi tutto e ciò in cui non lo sono è ahimé irrilevante quanto di universale notorietà. volete spararmi perché lo sono o chiedervi perché persino io posso sembrare colto qui dentro? forse perché ancora oggi tre quarti dell'accademia in italia non sa accendere un pc? è un'ipotesi come un'altra.
- bgeorg
@georg visto che "dilettante" è al centro del tuo argomento, forse è il caso di rivalutare la parola. Oggi il professionista mostra semplicemente di essere utile alla macchina, la cui utilità è in questione. Il dilettante sembra avere accesso, invece, a territori pertinenti e interessanti. Ha dei limiti di metodo, ma una capacità di visione che la macchina inutile ha perso. Per questo porta un punto di vista sul quale vale la pena discutere.
- palmasco
Come non essere d'accordo con bgeorg. Una domanda leggermente OT, io ero convinto fossero i Britannici e i Nordamericani a spostarsi in massa da un network, o una "moda", all'altra. Invece, in questo caso, mi pare che siano gli Italiani, i pochi attivi su internet, ad utilizzare tutti lo stesso Social Network e ad infischiarsene di tutto il resto. Perche'?
- Riccardo Rossi
palmasco, per spiegarmi: nella rete usa c'hanno krugman, noi turani (che va bene, se ci fosse anche carlo galli. invece non c'è)
- bgeorg
Se c'è uno scenario atteso che non si verifica nei termini previsti (per esempio la rete come opportunità di espansione dell'informazione e del dibattito collettivo) a un certo punto credo che ne trai le conseguenze e provi ad analizzarne con rigore i motivi in base ai dati che hai raccolto. Visto che non è un tema nuovo e tanto è stato detto, oltre che sperimentato, da quando se ne è cominciato a discutere. Viceversa se vuoi spaziare ed essere meno vincolato nell'esplorazione puoi allargare la visuale e studiare il fenomeno in sé per come si presenta, piuttosto che sulla griglia di uno scenario atteso: che è un po' come se stessi scrutando un punto dell'orizzonte in attesa di un evento e si verifica invece dell'altro in una posizione diversa. E allora quesiti come quello di Riccardo diventano spunti stimolanti per costruire altre domande, perché è chiaro che ogni paese si muove per conto suo. Il limite dell'analisi di Granieri - ma che adesso rimane solo con questo cerino in mano? - mi sembra ruotare intorno a questo.
- Aldo Oldo
@Paolo, in realtà la mia analisi ha aperto molti più temi di quelli che doveva aprire. Io mi limitavo ad osservare che "non seguiamo l'attualità" e intavolavo delle possibili ragioni. Per me rimane un fatto molto curioso, soprattutto in un Paese come il nostro in cui l'attualità è -permettimi un eufemismo- spesso molto boder-line.. Poi, l'accenno a FF era realativo al "contesto del ragionamento" e all'osservazione che la parte più visibile della blogosfera lo usa. Ma era una delle concause proposte, sebbene quasi tutti si siano concentrati su questa
- g.g.
@bgeorg, l'avevo scritto qui. "E anche per colpa di quel settore di professionisti – giornalisti, opinionisti, accademici, esperti in generale – che negli Stati Uniti hanno investito nei blog e nella rete per tempo, mettendosi in concorrenza con le altre fonti di informazione, e che in Italia non lo hanno fatto, per pigrizia, ignoranza, attaccamento al presunto prestigio della carta stampata e ai suoi ritorni economici." http://friendfeed.com/lucasof...
- Luca Sofri
luca, non avevo letto, ma: eh. (poi, non è che krugman - faccio esempi a caso per capirci - dica in rete cose più interessanti di quelle che dice nei libri. anzi, è vero probabilmente il contrario. il blog ha i suoi limiti strutturali, come ce l'hanno anche gli articoli d'occasione sui quotidiani. ma se devo giudicare il livello del dibattito italiano in rete, sui temi di politica un carlo galli al 20% alzerebbe comunque il livello più di me al 100%, con buona pace del dilettantismo al potere)
- bgeorg
giuseppe: forse ho malinteso l'argomento che è una constatazione a presa diretta rispetto a quello che stai vedendo transitare col vostro nuovo strumento, mentre ho in testa le cose dette recentemente qui sul sempiterno tema delle sinergie e opportunità tra giornalismo informale e tradizionale (sul quale ho apprezzato le pillole di condensata esperienza formulate da mafe e vanz). Non so, sulle questioni generali - giornalismo, uso strutturato della rete, etc. - penso che qualche punto fermo lo si possa comunque scrivere ora, che non sia ottimismo di facciata su una rivoluzione che non avviene o stroncatura preventiva (di che? bisogna essere precisi anche quando si ridimensiona). Su FF, mah, ci sarà un motivo per cui è stato l'approdo di molti, magari transitorio, quali bisogni vengono soddisfatti qui meglio che altrove? Forse mancava solo l'occasione giusta per darsi alle relazioni senza mediazione e forse tanta gente che voleva dare l'assalto al cielo dalla sua stanzetta virtuale in realtà cercava altro. O forse no. Di certo la conversazione spicciola è meno amica del pensiero strutturato e verticale, ma d'altro canto vedi un confronto molto più orizzontale da vari punti di vista. A me sembra significativo il deporre le armi e il cercare una sintesi delle posizioni che vedo qui a volte, rispetto alla fase precedente della blogocosa. Poi chissà è solo questione di età che porta consiglio (e rimbabimento). Di certo in confronto ai veri flame visti al largo dei bastioni di Orione questi sono meno di una puntura di spillo.
- Aldo Oldo
Anch'io quoto @mafe. Così come concordo con Luca Sofri sulla qualità dei contenuti della "blogosfera" italica. La discussione che sto seguendo con interesse, è quella posta secondo me ottimamente da Mantellini sul suo blog. Trovo che in generale ci si affidi troppo allo strumento e si tenda ad oggettivizzare quello che invece è l'uso che ognuno fa di questi mezzi. L'esempio più eclatante è quello di dire che su facebook c'è più fuffa e su FF o Twitter le conversazioni sono invece più qualificate.
- HyperBros