I blogger conto terzi per le aziende in troppi casi creano contenuti che non hanno alcuna attinenza con i valori del brand, i CGC hanno diversi punti di contatto ma anche di differenza con i progetti editoriali
Non condivido l'esternalizzazione completa dei contenuti, credo ci debba essere una relazione simbiotica tra chi crea contenuti per conto di un'azienda e l'azienda stessa, altrimenti il tutto sa di fake
- Maurizio Goetz
Maurizio, per una volta siamo perfettamente d'accordo
- Peggy Guggenheim
non è vero Mafe, è successo ancora in passato di essere d'accordo
- Maurizio Goetz
non ci dovrebbe essere questa fatica, sono sforzi poco produttivi, il problema è la volontà di entrare sul web in modo evoluto, ma al contempo la resistenza a cedere il controllo, che comunque è già perso a priori
- Maurizio Goetz
ma se non puoi stare tutti i minuti con la donna che desideri, che fai? esternalizzi? deleghi un professionista? penso proprio che renderesti piu' intensi quei pochi momenti che hai a disposizione, e punteresti ad una relazione che regga anche alle pause.
- metakappa aka gino
ma è un altro piano, una dimensione privata non professionale
- Maurizio Goetz
era una metafora, certo... ;-) ma il senso, cambiato quello che serve, dovrebbe essere lo stesso. non trovi ?
- metakappa aka gino
non trovo, ci vuole continuità le pause logorano i rapporti non personali non li rafforzano, occorre mantenere la tensione per alimentare l'attenzione
- Maurizio Goetz
le cose cambiano, l'ho sperimentato anch'io sulla mia pelle, e se un tempo la readership non poteva esserci senza un'alta frequenza di pubblicazione, oggi, nel marasma del microblogging, bastano molti meno articoli, purche' "di contenuto", per lasciare un'impronta e farsi ricordare. La quotidianita' la gestisci col microblogging, e altri tra i 1000 mezzi che i socialmedia mettono a disposizione...
- metakappa aka gino
certo non c'è dubbio, dicevo solo che ci vuole una certa continuità, anche se la frequenza di pubblicazione non è alta.
- Maurizio Goetz
Diciamo che il blogger conto terzi funziona solo se c'è una relazione di fiducia molto forte, se il blogger deve dare conto di ogni virgola non può funzionare, imho.
- Peggy Guggenheim
ma non dovrebbero essere le "persone" che creano l'azienda a dialogare? se lo fa un blogger è una truffa non è l'azienda che dialoga è un blogger. E il popolo di internet quello che si accorge subito non se ne accorge?
- wolly
Wolly, il concetto di "creare l'azienda" è abbastanza ampio, se come scrivevo il blogger è in un rapporto di forte fiducia fa parte dell'azienda a tutti gli effetti.
- Peggy Guggenheim
mafe perdonami ma se seguo desmoblog mi interessa dialogare con il presidente della ducati non con maurizio o con un altro blogger che scrive per conto di e per sentito dire, forse i corporate che hanno chiuso avevano proprio questo problema, la mancanza dell'anima un pò come è successo a desmoblog
- wolly
secondo me dire "si e' giusto" o "no, e' sbagliato" rischiamo di banalizzare un tema che e' molto delicato per le aziende in questo momento. sono piu' in linea con mafe che dice "si, ma...". Per un'azienda un blog e' un investimento non indifferente, di soldi, tempo, salute :) Iniziare a prendere le misure della blogosfera e dei social media con l'aiuto di chi sa cos'e' un blog, quali argomenti potrebbero essere piu' interessanti di altri, come moderare e rispondere ai commenti, come reagire ai link in ingresso etc e' un atteggiamento piu' responsabile del prendere alcuni impiegati e farli scrivere. Possiamo pensare ad un processo graduale dove ai blogger esterni si sostituiscono o si aggiungono risorse interne all'azienda, oppure il blogger esterno ha un rapporto di fiducia tale con l'azienda come dice mafe che di fatto e' come se ne facesse parte anche se non e' nella lista delle buste paga di fine mese
- lafra
from fftogo
chi scrive contenuti per l'azienda dovrebbe stare a stretto contatto con l'azienda per diverse settimane o mesi.
- Il gareth in Milano
se un blog non attira un certo numero di visitatori entro un tot di tempo e non ottiene commenti viene considerato una risorsa su cui disinvestire per non parlare del danno d'immagine che puo' avere un'azienda con un blog che chiude dopo pochi mesi.. ogni azienda ha la sua storia e i suoi aneddoti ma a volte e' necessario qualcuno che sappia renderli bene in un post e qualcuno che non si innamori di cose che alla maggior parte delle persone non interessa (scusate gli errori sono con il cell)
- lafra
from fftogo
@lafra, quando la burocrazia lo consente io insisto sempre che il responsabile del blog o della community sia pagato direttamente dall'azienda, proprio per questo motivo (purtroppo la burocrazia non lo consente quasi mai)
- Peggy Guggenheim
assolutamente. se il blogger e' stato contattato dalla societa' che gestisce i contenuti del sito dell'azienda che e' fornitore della societa' che ha creato il sito che ha come referente il web manager che fa capo al marketing manager che deve rispondere di ogni azione all'a.d. beh allora non ne parliamo piu :)
- lafra
from fftogo
wolly, ma il desmoblog aveva senso in quanto scritto da lui, non tutti i progetti di blog sono uguali (se no pensa che noia :)
- Peggy Guggenheim
@mafe e' vero pero' era anche il motivo del suo enorme successo ;) cosa che gli altri non hanno saputo fare se non in minima parte ;)
- wolly
Da sola un'azienda potrebbe non andare lontano. Però l'azienda NON può affidarsi a terzi, non capire cosa fa, permettere che siano diffusi per suo conto storie che non conosce. Ci sono tanti casi da studiare, volendo potemmo vedere punti a favore e contro per ognuno. Una tesi di laurea, una ricerca?
- stetto
"non tutti i progetti di blog sono uguali" appunto, e non ha senso parlare di una ricetta universale per il blog aziendale. Come se poi il blog aziendale esaurisse la questione della presenza online di quell'azienda. Quindi sono d'accordo con @lafra nel non assumere posizioni manichee. Rimango pero' dell'idea che se in qualche box del blog/twitter/sito/newsletter/... aziendale non compare la "vera" voce del titolare, allora c'e' qualcosa che non va (sempre se lo vogliamo chiamare web2.0, naturalmente).
- metakappa aka gino
Gino, d'accordissimo con te, ricordiamoci però la difficoltà anche solo di inviduare il "titolare". Pensa a una multinazionale, per dire.
- Peggy Guggenheim
@mafe, hai perfettamente ragione: il mondo delle aziende e' cosi' vario, e i blog aziendali non possono che rifletterne la varieta' - l'identita' delle grandi corporation e' scritta nel doc di pianificazione strategica, redatto dal CdA, approvato dall'assemblea dei soci: l'AD ne ha comunque la responsabilita' (legale). D'altra parte sappiamo che alcuni VP spesso hanno un ruolo di peso, e che dire di quelli che l'azienda la portano avanti veramente ... gia', piuttosto complesse, si sa!
- metakappa aka gino
io ho risolto il problema a modo mio, come consulente non mi occupo di gestire il blog per un'azienda, ma formo una persona, ad esempio un neolaureato in modo che sia inserito all'interno del contesto aziendale, ma al contempo una persona con nome e cognome, proprio perchè i clienti non vogliono parlare con un Maurizio, esattamente come fa notare Wolly
- Maurizio Goetz