Ma infatti il problema secondo me e' quello: finche' e' la *sua* storia fila benissimo, appena cerca di farla diventare non solo sua comincia a perdersi i pezzi per strada.
- mschwarz
l'ho letto appena uscito, tre anni fa. La parte personale, la conoscevo e l'ho trovata a volte un po' sentimentale. Invece, allora, mi ha convinto il tono del discorso sui figli delle vittime del terrorismo così come il tono della polemica che, appunto, sembra così poco polemico e risultava incontrovertibile.
- elisabetta
quel che mi rende perplesso e' l'intento di Calabresi di dare un contributo all'elaborazione collettiva dei lutti del terrorismo, quando lui stesso pare archiviare il terrorismo alla voce 'follia', il che mi sembra una contraddizione non da poco.
- mschwarz
be', individualmente, uno doveva essere fuori di testa per sparare a un tobagi o a un poliziotto in via de amicis.
- elisabetta
Individualmente si', ma la descrizione di Calabresi, che appare molto vicino a 'santi vs. folli', e' un filo schematica. Mi andrebbe anche bene da un orfano privo di strumenti culturali e memoria storica, un po' meno da uno che nella vita fa il direttore di un quotidiano nazionale.
- mschwarz
Quanto alla questione "figli di Pinelli" (che poi sono figlie, Claudia e Silvia), consiglierei la lettura del libro di Licia Pinelli e Piero Scaramucci, dove analogo atteggiamento viene tenuto da LP. La motivazione è la più semplice del mondo: non c'entriamo gli uni con gli altri. Nessuna acrimonia, solo una constatazione. Poi le due madri si sono strette la mano, dopo quarant'anni, non è che tutto va nei libri.
- Hal Incandenza
Io ho apprezzato il tono generale, considerando che è facile pontificare pur non avendo avuto un padre ammazzato a pistolettate. Poi è ovvio che si coltivano in primis i propri dolori.
- Sergio Civetta
@mschwarz calabresi parla di persone e evita di impelagarsi in discorsi generali. Secondo me è stato molto furbo ed efficace, insomma fa un po' il finto tonto (per uscire dalle insidie della polemica, appunto). L'efficacia è misurabile, tra altre cose, dal fatto che adriano sofri, nel suo libro su calabresi si è sentito in dovere di chiedere scusa (a priori).
- elisabetta
L'Italia è parzialmente capace di elaborare in maniera condivisa il proprio passato e questo produce lacune e zone d'ombra che rimangono tali indefinitamente, cioè fintanto che non si riescono a fissare dei punti conclusivi generali. Il tentativo di Calabresi per come l'ho capito è quello di fare luce su uno di questi coni prodotti dal congelamento del dibattito generale, indipendentemente da che esiti questo avrà mai. E' un approccio che ha senso fino al momento in cui nel trattare una porzione della questione non inferisci invece semplificazioni sul complesso del tutto. Per esempio immaginandoti un paese più lineare di quanto non sia negli aspetti che collimano meno con la tua interpretazione. Vedi i tratti autoritari, eversivi, occulti, antidemocratici di interferenza malavitosa nel confronto politico e nel rapporto tra stato e società: che è come dire tanto. Insomma pensare a un'Italia più semplice (ma quanto reale?) per arrivare più semplicemente a delle conclusioni che altrimenti non arrivano. Dopodiché ricostruzione storica e capacità di emanciparsi dal passato sono interdipendenti e non coincidenti: ci vogliono sia l'una che l'altra.
- José Frasquelo Bové
L'ho letto parecchio tempo fa, quindi può essere che mi sfugga qualcosa. Io non ho trovato furbizie, ma una specie di orgoglio pacato, per molti aspetti almeno comprensibile, quando non addirittura condivisibile. Poi, il registro di quel libro non è l'ideale per l'analisi equilibrata ed esaustiva di natura socio-storico-politica, ma immagino che tutto dipenda dalle aspettative, e io non mi aspetto questo, non in quella sede.
- Hal Incandenza
dicevo furbo in senso buono. Ha tutte le ragioni del mondo (il paradosso delle vittime trascurate a profitto degli aguzzini ascoltati) ma, chissà perché, per farle riconoscere doveva da una parte essere irrefutabile (questa è la parte migliore) e dall'altra pigiare il pedale del sentimento (questa è la parte più retorica e meno interessante. Ma è pur vero che suo patrigno è umanamente eccezionale, secondo me più ancora della madre).
- elisabetta
Sir, leggero' anche il libro di Licia pinelli; quel che stride nel Calabresi e' che lui si preoccupa degli altri orfani del terrorismo e non degli orfani di Pinelli, come se la pietà dipendesse dalla tipologia di assassinio.
- Peggy Guggenheim
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A me non pare che il tema sia la pietà. Il punto di partenza e la base del libro sono "(ri)dare voce agli orfani del terrorismo, quando i terroristi sono ormai delle star mediatiche grazie all'oblio". Se la tesi sia discutibile è altro discorso. Le figlie di Pinelli, in questo impianto logico, non c'entrano. A mio modo di vedere, ci sta, nel senso che lo trovo coerente.
- Hal Incandenza
Per me le figlie di Pinelli sono orfane del terrorismo tanto quanto i figli di Calabresi, lo dico senza polemica, sia chiaro. E il libro di Calabresi è un libro umano e gentile, non un saggio sociologico. Io di una parola gentile nei loro confronti ho sentito la mancanza.
- Peggy Guggenheim
Mafe, la penso anch'io così sulle figlie di Pinelli. Non parlo di terrorismo di Stato o cose del genere, parlo di un periodo nel suo insieme. Però, ripeto: il perimetro del libro è un altro, è un libro di reazione, e non trovo scandaloso che non vi sia una citazione, anche se sarebbe stato bello se. Detto questo, da quando è stato scritto risulta che anche tra le due famiglie vi sia stato un seppur minimo avvicinamento, ed è cosa recente. Lo scrivesse oggi, chissà.
- Hal Incandenza
Sì, c'è stata una stretta di mano, cose belle, cose che ti fanno almeno un pochino sperare.
- Peggy Guggenheim