L'eccitazione di pubblicare un libro la capisco sempre meno. Molto più interessante mi sembra, molto più libero nelle possibile forme, molto più vicino alla possibilità di un piccolo successo, molto meglio mi sembra vendere direttamente attraverso Amazon il tuo ebook nel Kindle store!
Servizio disponibile per tutti, gratis, con un paio di clic. Amazon ti dà sostanzialmente il 35% del prezzo di copertina stabilito da te stesso, entro certi limiti minimi e massimi perfettamente comprensibili. Scommetto che vendi, e incassi, e generi circolazione di pensiero molto di più che con un libro di carta. Soprattutto se pubblichi in italiano, adesso che tutti cercano ebook per i loro reader!
- palmasco
w l'innovazione, w il digitale, w la figa. ma il processo editoriale, di selezione, di investimento su di te che ti da' (oggi e non ancora per molto il cartaceo) fornisce un surplus di soddisfazione personale che pubblicare su kindle (o aprire il blog) non danno di certo. al di la' delle vendite. Se invece pubblichi su kindle store e fai 10000 download, ecco, allora le cose cominciano ad andare in pari. imvho.
- cyb
Sì, magari una casa editrice ti dà anche un editor, un ufficio stampa, qualcuno che ti segua nel lavoro e si occupi poi di promuoverlo. Su. Palmasco. Facciamo un discorso serio su come gli editori potrebbero/dovrebbero investire nel formato elettronico, ma non mi pare che postare un pdf su Amazon e scrivere un libro per un editore siano esattamente la stessa cosa.
- Giulia B.
E poi se non ti lecchi le dita [per girare le pagine] godi solo a metà. ;P www.irrisolta.it/2009/12/22/turn-the-page/
- Irrisolta
@cyb e @Giulia tiriamo via i grandi autori e i personaggi già celebri. Spiegami dove esiste il processo editoriale di selezione e investimento su autori minori dell'industria editoriale. Gli editor? Grandi figure, ma quelli buoni non si possono prenotare. Diciamo che un buon libro di un esordiente vende cosa? 500 copie? Io penso che tanti qui, che seguo e che si conoscono, se mettono un libro su Amazon, e ne scrivono sul blog e in giro, 500 copie le vendono in un mesetto. Ci scommetterei. Anzi li rappresenterei. E allora?
- palmasco
Palmasco, scusa, pensi di parlare con Dan Brown? No, per sapere :D
- Giulia B.
Aggiungo che Simplicissimus ha venduto 25.000 reader in Italia. Oltre a quelli quanti Kindle ci saranno? Tutti che cercano contenuti in italiano. Io non mi stupirei se un Eio vendesse facilmente 4.000 copie in breve tempo. Anzi sarebbe una scommessa interessante da verificare. Penso che 4.000 di un libro, degli sconosciuti, non ci arrivano mai. COn gli editor e quant'altro :)
- palmasco
Diciamo una cosa, io lavoro su libri scritti da persone che mediamente insegnano nelle univestità. Diventano illeggibili dopo essere stati ripuliti da me e dall'editor. prima sono puramente ributtanti. per scrivere un libro non basta avere una vaga idea di dove vada il verbo in una frase 8cosa che non tutti coloro che scrivono sanno fare), ma servirebbe avere anche una vaga idea di coem vada strutturato un discorso scritto e come vada fatta la paragrafazione, per esempio. E allora i casi sono due: o l'autore si prende la briga di imparare a fare queste cose (chi io, ma che m prendi, per un ignorante) o il lavoro della redazione resta tassativamente indispensabile. Il tutto ammettendo e non concedendo che l'autore stesso sia davvero in gradio di fare l'editing di se stesso, cosa che è pressoché impossibile.
- Alice Twain
Ma davvero tutti possono pubblicare attraverso il Kindle Store? È una domanda che faccio perché per esempio sull'Apple iTunes store non è così, si deve passare attraverso la casa discografica o un intermediario.
- Alessio Bragadini
from iPhone
@Giulia non ci metterei di mezzo i casi personali, perché diventa difficile. Dico solo che gli editor sono dei professionisti, si possono contattare e pagarli, e sono d'accordo che sarebbe un buon investimento. Anzi, come si diceva da Apogeo, probabilmente è una professione che si modificherà più di tutte. Io non penso che gli sconosciuti vendano 4.000 copie, mentre sono convinto che alcuni che qui conosciamo, le venderebbero in un attimo :)
- palmasco
@Alessio davvero. Il contratto è semplicissimo, ed esposto sulle pagine Kindle di Amazon. L'ho brutalmente sintetizzato, ma dice nell'essenziale quello che ho scritto sopra :)
- palmasco
Ho letto proprio oggi, da una fonte ff che non ho verificato e che non ricordo, che Garzanti avrebbe fatto un contratto con Amazon per mettere il suo catalogo, o parte del suo catalogo sullo store. Io penso che oggi come oggi basti mettere una sezioncina "libri italiani" sullo store, per vendere pronti via 4.000 copie. Certo non chiunque, ma basta sapere scrivere e volerlo fare, come qui ce ne sono molti. Io lancio l'idea e sono disposto a seguirla per vedere l'effetto che fa :)
- palmasco
A parte l'editor, un libro è anche veste tipografica. Autopubblicarsi al di fuori di una collana significa andare " amano libera", mentre una collana, bene o male, ha già un progetto grafifco da applicare, ma anche questo è un lavoro da far fare a un professionista che conosca le trappole della buona tipografia. Che questa poi sia elettronica anziché cartacea significa che cambiano alcune regole (per esempio, scompare il problema vedove e orfane e quello dei righini diventa irrisolvibile), ma il fatto che ambino le caratteristiche del supporto non fa scomparire la topografia, la modifica mantenendo il fatto che una vaccata grafica resta una vaccata.
- Alice Twain
Il mio NON è un caso personale, è il caso tipico di un sacco di gente. L'editor normalmente te lo mette a disposizione la casa editrice, è la persona che ti segue nel lavoro; quando il libro è finito, si decide il titolo con l'editore (altro lavoro complesso che ha il suo peso nel successo dell'opera), poi si promuove e distribuisce il libro. C'è un ufficio stampa che coordina le interviste. La pubblicazione non si improvvisa, soprattutto in Italia, dove la rete da sola non basta ad assicurare una visibilità sufficiente. L'idea che si possa fare tutto da soli è affascinante, ma non basata per ora su un dato di realtà.
- Giulia B.
Non parliamo poi delle forme possibili, da un punto di vista artistico, di tali pubblicazioni. Perché hai voglia agenti editor e tutte le balle degli editori, ma fatti pubblicare un racconto di due pagine! Oppure un libro misto di testi e foto. Eccetera.
- palmasco
@Palmasco, ma se ci sono case editrici che si specializzano proprio in testi brevissimi e in libri a forte contenuto grafico?! Certo, non sono cose che ti pubblica >Einaudi o Mondadori, ma santapolenta, leditoria mica è solo Mondadorieimanudigarzanti! (Che detto così pare io stia difendendo le case editrici, ma non è così.)
- Alice Twain
non facendo lo scrittore non conosco le dinamiche che intercorrono tra lo scrittore e l'editor ma nella mia testa l'editor, per uno scrittore esordiente, dovrebbe essere uno che ti dà anche qualche consiglio, che sgrezza il tuo modo di scrivere e che in qualche modo ti aiuta a crescere come scrittore, o è solo un "correttore di bozze"?
- chamberlain
bah, sai, una casa editrice avrebbe pure modo di farti fare qualche presentazione, e tutte quelle puttanate di contorno che vanno fatte
- F.
@F., in realtà la gran parte delle presentazioni se le organizzano direttamente gli autori, a cui le propongono magari le liberie stesse, altre volte sono gli agenti letterari che le organizzano.
- Alice Twain
(ospitate radio, televisive cose. le case editrici - le loro appendici - spesso si sbattono. poi magari passa uga di qua che ne sa più di me sicuramente)
- F.
Sempre =/ la gran parte. Ma siccome nella mia vita sono stata anche libraia, ti assicuro che le presentazioni proposte dalla casa editrice sono pochissime a meno che tu non abbia una libreria enorme e in centro a una grande città. @Chamberlain, il correttore di bozze è il correttore di bozze, l'editor è l'editor. Si chiamano im modo diverso perché fanno cose diverse ^_^ "Editor in realtà è un termine abbastanza vago. Un editor può occuparsi del coordinamento di una collana, selezionare i testi, lavorare con gli autori nella stesura suggerendo loro che cosa va bene e che cosa va male (suggerendo =/ ordinando, ovviamente), editare testi già completati verificando forma ma anche contenuto 8soprattutto per la saggistica). Poi arriva il correttore di bozze che fa la correzione di bozze (gli editor non riconoscono un refuso nemmeno se gli mozzica il fondo dei pantaloni, perché mediamente l'edito legge il testo, il CdB legge la singola parola).
- Alice Twain
Comunque il succo è che solo i Radiohead si sono venduti "In Rainbows" su Internet, facendoci sopra un profitto. Il resto del mercato discografico non mi pare che funzioni a "Mi registro le cose in cameretta e le posto sul sito per venderle". Mutatis mutandis, stesso discorso vale per i libri.
- Giulia B.
Alice, tu la stai guardando "libreria side". Ma dal lato scrittore, una casa editrice è una struttura per vendere, che senò sei un blogger e niente più.
- F.
I Radiohead ce l'hanno fatta perché avevano una "struttura". Sapevano che cosa andava fatto e come farlo o farselo fare e avevano le risorse economiche per farle e farle fare al meglio. E hanno il nome che basta per andare sui giornali comunque. Wu Ming pubblica sul web e se vuole vendere vende per lo stesso motivo. I peones restano peones.
- Alice Twain
@scrittori: quanto conta/ha contato (se ha contato) la figura dell'editor nel migliorare le vostre capacità di scrittura?
- chamberlain
@F. Ma per quale motivo uno scrittore dovrebbe essere un blogger?
- Alice Twain
Per quanto me ne sia lamentata, la mia editor mi ha dato una mano enorme. Ovvio che poi io ho una percezione molto precisa di come voglio fare le cose, quindi su certe cose ho puntato i piedi e su altre ho ceduto. Infatti le ho appena fatto il propostone tipo secondo figlio, facciamone un altro :D
- Giulia B.
Io dico che le vecchie logiche si possono scardinare. Un editor? Ce ne sono in giro, non credo che rifiutino di lavorare: basta contattarli e investire sul proprio libro! Il resto del lavoro editoriale non serve agli sconosciuti. Le piccole case editrici, la cui passione ammiro, il cui lavoro conosco e amo perché alcune sono possedute e animate da amiche mie, quanti libri ti fanno vendere? 500? Io dico che su Amazon di oggi un libro in italiano 500 copie a 4 dollari le vende di default.
- palmasco
no, dico sai. l'immaginario. internet, nessun nome che si sente in tv --> sei un blogger.
- F.
@Palmasco, io dico scendi dal pero. ^_^ @Chamberlain, il problerma non è solo la qualità del testo di base, Sicuramente lavorare come editor/con un editor migliora le tue capacità di base. Ma un editor è indispensaible a tutti. L'editor più figo del mondo, se si scrive un libro poi chiama un editor a rivederlo. Il problema essenziale è che quando scrivi sai esattamente che cosa hai in testa e quindi che cosa intnedi mentre scrivi. Questo significa che nel rilegerti non noti nemmeno dove il testo è oscuro (perché tu sai, ma il lettore non è telepate), dove le battue sono incomprensibili e dove ti sei dilungato troppo perché magari quella cosa lì (quella lì specifica) tu non la sapevi, ma in realtà è di pubblico dominio.
- Alice Twain
Il punto è che per un editore 1.000 copie sono disprezzabili, mentre per qualcuno che ha voglia di dire quello che ha da dire - e non capisco perché tutti subito a pensare al vecchietto che racconta la propria guerra mondiale, invece di pensare a gente seria che raccoglie il proprio pensiero e la propria scrittura in un testo organico - per qualcuno che ha capacità di discutere 1.000 copie sono un numero molto interessante. Adelphi non gli fa la copertina? Ecchisenefrega non ce lo metti?
- palmasco
@Max, secondo te, a parte il braccino corto (mi autopubblico e risparmio), quanti sedicenti scrittori itlaiani hanno l'umità e l'onestà intellettuale per dire "mi serve un'editor"? Intendo dire, a parte gli scrittori veri, che magari ci pensano pure, dico gli altri, quelli senza nome che si autopubblicano suu Amazon o Lulu perché costa poco.
- Alice Twain
io partirei dal presupposto, così per ipotesi, che non ci sia tutta questa gente che sappia scrivere roba diversa dalla merda. E non dico le cagate bestseller teamwork ghostwriters a gogo, ovviamente.
- F.
@F. tu parti da presupposti, come un marziano. Io parto dalla constatazione di gente che leggo ogni giorno, che so che esiste, che seguo. Che fa fatica e ottiene un risultato, che disegna dei percorsi, e certe volte scrive qualcosa di memorabile. Quelli li vorrei vedere su Amazon, e ci scommetto che fanno 500 copie!
- palmasco
La rete è piena di gruppi che si sono autoprodotti il CD. Quanti di questi riescono a fare vendite dignitose, in grado di fargli alzare un po' il cachet dei concerti? Te lo dico io: nessuno. Se ti devi rivolgere a terzi per fare un libro, ecco che già ti serve una struttura: tanto vale farti pagare da una casa editrice, che non solo ti dà supporto, ma può anche decidere in futuro di mettere le copie elettroniche in vendita, con ulteriore guadagno. 500 copie, se permettete, non sono un cazzo.
- Giulia B.
Per tutti, comunque, i numeri, i soldi, anche se importanti non sono tutto. Philip Roth vende 40.000 copie a libro, eppure è un autore importante. È uno che ha qualcosa da dire. Totti ne vende centinaia di migliaia, ma non mi pare che abbia niente da dire. Aprire un mercato significa questo, che quello che per alcuni non è un cazzo, diventa significativo - perché gira.
- palmasco
Vabbè, ma di cosa stiamo parlando: di scrivere libri seriamente, o di un vanity project? Il romanzo nel cassetto? Sono cose diverse.
- Giulia B.
@Carlotta sono pregiudizi. Sommersi nel digitale? Guardo, leggo il primo capitolo, sì Amazon me lo fa fare, se non m'interessa lo butto via. Dov'è il problema? Scrivere seriamente significa dire qualcosa. C'è gente come Coetzee che ha scritto un libro misto, una forma inconcepibile in Italia, infatti neanche è stata pubblicata, eppure è un gran libro, di qualcuno che ha qualcosa da dire, e l'ha detta perché è famoso. Da noi non se ne parla nemmeno, anzi di quel libro non si conosce probabilmente l'esistenza. E ancora devo sentirmi dire la selezione degli editori? Ma come mai non eravate da Apogeo? Ho sentito parlare di numeri e mercati, di milioni di dollari e copie, di questioni legali, ma niente, dico niente, su chi scrive. Un pazzo che scrive solo perché ha un pc? ma scusate, ma cosa leggete in rete? Mah.
- palmasco
A parte che io la Rowling la amo follemente, se Bloomsbury non l'avesse pubblicata su carta e su scala mondiale, col cavolo che l'avrei letta. L'albero che cade nella foresta, eccetera.
- Giulia B.
In realtà la difesa della carta si rifiuta di vedere che le librerie sono sommerse di titoli, perché quella è una strategia editoriale, che impediscono a chi non è esperto, di vedere. In Amazon è lo stesso, ma oggi, sottolineo oggi, c'è una differenza: se uno soltanto riesce a fare creare la sigletta "italian language", vende di colpo a tutti quelli che non sanno dove andare a prendere i libri per il loro lettore. Di questo sto parlando. Dell'opportunità.
- palmasco
Chissà se se la sarebbe cagata qualcuno. Non è mica facile vendere un libro. Poi scusate, sembra che tutti abbiano il Kindle, ma non è mica così. Oltre a questo, dato un iPod vuoto, non è che io lo riempia di cagate pur di ascoltare qualcosa. Poi ci sarebbero discorsi lunghi da fare su cosa sia un libro, su come si vende, sull'immaginario, ma qua mi pare che siamo nel mood "Paladini dell'indie libresco! Vendiamo 500 copie per la gloria di Bobbi Bazlen!" Io ho un discografico indie in casa, e se volete vi spiego come funziona per i dischi. Non c'è un'enorme differenza.
- Giulia B.
Io di libri italiani ne ho comprati pochini negli ultimi anni. Quello di Giulia per esempio, ma di certo perché la seguo sul web. Se la promozione è andare da marzullo, beh io non l'avrei comprato di certo. Sono una nicchia, certo, ma se questo è l'argomento per mettermi da parte, allora mi devi dire da quale numero di copie comincia il successo di Marzullo. 100.000? 200.000? E io dico che non essere nei supermercati allora è un errore. Insomma, ma di che parliamo? Di libri o di Totti?
- palmasco
per non fare praticamente nulla, non è un po' tanto una "commissione" del 65% del prezzo di copertina secondo voi?
- Nasini
Io dico che in carta pochissimi vendono 1.000 copie. Pochissimissimi. Di quelli che finiscono al macero ce ne sono alcuni che meriterebbero di più. Di parlare a qualcuno in più dei 30 che sono venuti alla presentazione. Quello è un mercato. Oggi! Perché oggi su Amazon in italiano non c'è niente! Niente. Uno ci trova un bel libro in italiano, s'interessa, si diverte, costa 4 dollari, legge il primo pezzo, lo compra. Prima che ci arrivino gli altri, che allora si torna a sparire. Ma oggi, se ci fosse un'etichetta, ffitalia che corre e crea le prime cose, domani potrebbe competere con chiunque, tra i libri italiani. Questa è l'opportunità che segnalo. Da osservatore, caso mai qualcuno pensi davvero che io abbia il libro nel cassetto :)
- palmasco
@Carlotta 25.000 readers, venduti soltanto da Simlìplicissimus, sono già un mercato.
- palmasco
Come si estingueranno questi editori che pensano che il digitale gli porti clienti perché le persone hanno bisogno di impaginazione e correzione di bozze eccetera. Come se non fosse pieno di programmi che impaginano, come se gli editori del digitale non chiedano già oggi di consegnare impaginato eccetera. Oggi il mercato per un editore italiano ebook è Amazon, o potrebbe essere Simplicissimus, ma non li vedo sommersi di richieste e non vedo centinaia di ebook in vendita. Non vedo niente, se non gente che mi dice: però l'editor! quando io dico: vai su Amazon e pubblica! Come se un italiano possa pubblicare solo in italiano. Eh, ma il traduttore: costa eh.
- palmasco
@Palmasco, in carta pochissimi *tirano* 1000 copie. Della vaccata di titoli che vengono pubblicati ogni anno in Italia pochissimi tirano più di un centinaio di copie in digitale (stampa digitale s'intende). Aggiungo uan cosa, se dovessi pubblicare un testo in formato elettronico, col cazzo che lo pubblicherei su Amazon in generale. In primis, la loro è una piattaforma di pubblicazione chiusa, che può essere fruita solo da chi possiede il lettore giusto e da nessun altro, secondariamente le loro politiche sul copyright sono al limite del fascista, esattametne il contrario di quanto coloro che si vogliono pubblicare sul web vogliono (proprietà totale del testo, ivi compreso il diritto di alienarselo completamente). Amazon è arrivata al punto di CANCELLARE dal Kindle egli utenti che li avevano scaricati testi che gli utenti avevano legittimamente acquistato: un po' come e il signor Sellerio venisse a casa mia e mi sequestrasse tutte le copie di un libro perché* lìautore ha scelto un'altra casa editrice per pubblicarne una seconda edizione.
- Alice Twain
@Palmasco, io, con una macchina fotografica strafiga e il più potente software di photoediting, diventerei un abrava fotografa o continuerei a fare pietà esattamente come adesso? Alla stessa maniera, il software di impaginazione più fico dell'universo non farà di te un impaginatore se non conosci la tipografia, suvvia!
- Alice Twain
Ma dai ragazzi, dai! Io do la notizia che Amazon ti fa pubblicare quello che vuoi e che te lo paga il 35% del prezzo di copertina e voi mi rispondete che senza l'acuto lavoro editoriale non c'è niente che valga la pena di essere pubblicato? Davvero? E come mai questo acutissimo lavoro editoriale, fatto di editor ma anche di personaggi carismatici e di case editrici di nome, ci scommetto, che hanno portato in Italia e seguito fior fiore di autori, come mai questo acutissimo lavoro ha generato un paese dove non legge nessuno? Eh? Come mai? Allora, leviamoceli dai coglioni, coi loro Totti e i Severgnini e gli Elkan, e facciamo i libri per quelli che leggono :)
- palmasco
I libri per quelli che leggono ci sono già. Basta andare a comprarli.
- Giulia B.
Da Amazon mica te li regalano, si comprano anche lì, se il punto è comprare :)
- palmasco
Dire che le case editrici gesytiscono di merda il lorio business non significa che necessariamente tutto quello che fa una casa editrice sia merda nè che automaticamente tutto quello che viene fatto fuori dalla casa editrice sia di conseguenza oro. per il resto, ripeto che io un editore (che in questo caso Amazon diventa editore!) che si arroga di cancellare i miei testi acqusitati dai suoi clienti se gli gira il culo, io non lo voglio vedere nemmeno dipinto sul muro, è una cosa che fa urlare "Aridatece la Mondadori!".
- Alice Twain
@Paolo 25.000 è il numero fornito da loro stessi, nello speech da Apogeo. Non so chi si sbagli sull'editor, nel senso che io ne ho sottolineato l'importanza. Solo che non lo vedo più nel pacchetto editore, ma lo vedo come un professionista che si può contattare e sul quale è necessario investire, se uno ha intenzione di pubblicare un libro per venderlo. Sull'ultima affermazione mi farei una bella risata :)
- palmasco
"Grauso ha portato Internet in Italia con Video On Line": spero che voi capiate di libri più di quanto capite di telecomunicazioni. Detto questo, dire che non si deve pubblicare online è come dire che non deve esistere la gravità... la gente lo farà e basta indipendentemente dai propri meriti, qualcuno pubblicherà cose meritevoli e il resto sarà dimenticato. A fare finta di niente si rischia di fare la fine dei discografici.
- Marco d'Itri
@Md'I trova chi di noi ha mai detto che non si _deve_ pubblicare on-line, grazie.
- Alice Twain
Oh, comunque, che amazon si tenga il 65% è una cosa che non ha nessun senso. A me sembra già alto il 30% che si tiene Apple per le app, ma il 65% è assolutamente spropositato. E poi: Palmasco, il ragionamento che fai è molto di lungo periodo e credo provocatorio, e ti ringrazio di avermi usato come esempio, anche se non credo di farcela, senza supporti pubblicitari, ad arrivare alle cifre dignitose che proponi tu.
- zio bonino
E -book e promozione on line per esordienti e giovani, carta e canali tradizionali per vecchie carampane che fanno cassa. L'integrazione potrebbe iniziare cosi'.
- chamberlain
from iPhone
@palmasco: scusa, a quale cosa di Coetzee ti riferisci?
- edt
aggiungo poco: un sospiro e un grazie a Giulia B.
- Edith Hunter
@Chamberlain, sono du mercati diversi, quello dell'elettronico, e quello del cartaceo, che _devono_ integrarsi. Non solo, le "vecchie carampane" sono quelle che non hanno bisogno di grande battage pubblicitario, a richiedere questo tipo di visibilità sono i giovani autori, e questa visibilità almeno in itlaia continua a farla la libreria di strada, non certo la rete a cui accede con congnizione di causa solo una frazione della popolazione. Quello che_deve_transitare al più presto sul formato elettronico è invece tutta quell'editoria e paraeditoria tecnica, caratterizzata da un'obsolescenza rapidissima. Se qualcuno facesse, per dire, i commentari alle norme sulle tasse in formato elettronico e autoaggiornante, i commercialisti di tutta italia farebbero a botte per comprare il supporto digitale! Questo è IMHO il mercato che il digitare dovrebbe seguire adesso, mica quello della narrativa, che in questo momento dovrebbe restare sussidiario.
- Alice Twain
[aggiungo] ... che poi, insomma, fatelo, se volete. Non capisco cosa vi fermi. Se pensate di poter essere editori di voi stessi, fatelo. Se pensate di poter essere editor di voi stessi, fatelo. Se pensate di poter essere correttori di voi stessi, fatelo. Se pensate di poter essere promotori di voi stessi, fatelo. Se pensate di poter essere [lavoro svolto da qualcuno in una CE] di voi stessi, fatelo.
- Edith Hunter
p.s. leggendo tutti i commenti mi ero perso. per rispondere direttamente a palmasco, beh, l'eccitazione di veder venire fuori un proprio libro io la capisco. è un po' come un parto. questo, con l'ebook, se mai si arriverà a un ebook di massa (non so se sia auspicabile o no), si perderà. intanto, qualcuno mi venda degli ebook che io son stufo di scaricarli mal fatti, sembra roba tagliata male.
- zio bonino
Non è che tutti abbiano il Kindle, anzi. E c'è ancora chi ama tenere in mano un libro e sfogliarlo.
- Veronica [FairyVisions]
(ammetto di non aver letto nessun commento, però tanto volevo solo dire: GRANDISSIMO palmasco)
- bravuomo
@catriona:credo che si intendesse la figura dell'editor come free-lance, non come qualcosa di eventuale. Ma a questo punto esordiente dovrebbe avere i soldi per pagarlo l'editor..
- chamberlain
from iPhone
oppure, bisognerebbe che qualcuno pagasse l'editor per te, oppure che l'editor vedesse qualcosa in quel che scrivi che gli farebbe venir voglia di lavorare per te. investire su di te. qualcosa del genere. oddio, è un loop :D
- zio bonino
Giuro, io vorrei vedere la faccia di quelli che scrivono alla CE "Ma quanto mi costa fare un libro con voi?" nel leggere la nostra risposta: "Veramente siamo noi che paghiamo te!"
- Edith Hunter
(vabe, catriona, è successo a me tante volte di dover spiegare che non sono gli autori a pagare le case editrici ma viceversa, e la gente pensava che la prendessi in giro. chissà quante volte è capitato a te, quando ti sei trovata vicina a persone totalmente fuori dai soliti giri. tipo ai matrimoni, hai presente? :) )
- zio bonino
catriona, è che sono abituati ai "corsi di scrittura creativa" che alla fine per pubblicare quelle schifezze pagano una cifra.
- F.
Se proprio dovessi fare lo scrittore vorrei uno stuolo di editor e uffici stampa ai miei piedi, un editore premuroso, un elicottero e centomila euro in biglietti di piccolo taglio.
- chamberlain
from iPhone
@catriona:dicevo prima che nella mia testa di ignorante in materia l'editor e' anche una persona che aiuta il giovin scrittore a raffinarsi.
- chamberlain
from iPhone
@edt il libro di Coetzee a cui mi riferisco è "Diary of a Bad Year", un piccolo capolavoro, sperimentale in un certo senso - nel senso che prova a usare tre diversi livelli di scrittura contemporaneamente. @gli altri interessante questa difesa dell'editor. Anche perché condivisa da tutti, me compreso, se fosse sfuggito. Il punto è che io non mi riferisco alla composizione del libro, ma alla sua vendita. Capite bene che il momento che le vendite saranno quello che gli editori oggi chiamano "irrazionali" - ma soltanto perché non capiscono un cazzo di nulla oggi, e capiranno ancora meno domani, quando l'irrazionale li spazzerà dal mercato, e scommetto che di lacrime ne vedremo poche - saranno irrazionali perché chi scrive farà i libri che vuole fare, racconti brevi, poesie, antologie, work in progress, tutta quella che gli editori di oggi chiamano merda perché vende soltanto - soltanto ahahahahahahah - 1.000 copie e non paga i loro uffici o ufficetti, e tutto il personale in prevalenza inutile di cui si circondano per organizzare qualche cena al Ninfeo :) Gli editor. Beh. Io dico che un libro intero, centoquaranta pagine undici capitoli che si leggono tutti insieme, da soli nella cameretta è una fatica che non ha più senso né ragione. Gli editor rifletteranno finalmente sull'accordo della sensibilità dei lettori con quella dell'autore, e gli autori faranno i libri che vogliono fare secondo quanto scoprono scrivendo sul web ogni giorno. Libri interessanti, innovativi, divertenti, da 1.000 copie. Libri per parlare e di cui parlare, editor che parlano e che lavorano con gli scrittori, editori che lavorano il proprio spazio su Amazon, invece di girare in cerca di una colla meno tossica :) LIbri insomma, parole dette, pensieri azzardati, la mente in movimento. Non star system e autori che si "meritano" la pubblicazione. Meritare qualcosa: ahahahahahahahah! :)
- palmasco
In effetti la difesa della figura dell'editor è condivisibilissima, se non fosse che spessissimo sembra che questi editor il loro lavoro non lo facciano proprio, cioè spessissimo si leggono libri contenenti madornali errori editoriali (parliamo solo delle traduzioni, quante volte si vede "silicone" per "silicon" o "sono positivo" per "I'm positive"?). Ecco, fino a quel livello lì di editing uno Zio Bonino (eh, di te stiamo parlando) ci arriva eccome ed il prodotto finale risulta migliore, senza uffici stampa, interviste programmate, presentazioni ed altre cose che qualcuno sostiene essere fondamentali. Se poi Zio si mette con un editor di professione hai voglia.
- miki
ma voi che siete del ramo (parte gli scherzi, discussione interessante) ma davvero il traduttore di Dan Brown ha tradotto "la palma della mano" nel suo ultimo libro?
- massimo mantellini
capitolo 38: "Sato si voltò, evidentemente non nello spirito giusto per una conferenza, e si avviò verso il tavolo. Anderson cercò di rischiararle la via, ma il fascio luminoso stava cominciando ad affievolirsi. Allora provò a picchiare la base della torcia sulla palma della mano."
- zio bonino
from IM
ma a dire il vero "Diario di un anno difficile" è stato tradotto (è anche in tascabile adesso)...
- edt
@palmasco: riflessione interessante. Credi abbia senso anche per libri di economia? Non webmktg intendo?
- Commercialista
from iPod
Io non ho libri nel cassetto, non ne ho mai avuti, non è qualcosa che potrei fare, credo sia chiaro. Sono però un lettore fortissimo, da sempre. Ci sono persone che amano l'editoria italiana, sono venute qui a dirlo, le opinioni contano e le mie qui sono estreme. Per fortuna direi. Io dico soltanto che se un autore fa la fatica di fare in libro, e lo fa bene, in piena coscienza di quello che sa fare e che andrebbe fatto, non vedo perché oggi dovrebbe sottoporsi al giudizio degli editori italiani, che hanno lasciato questo paese ignorante e senza la voglia di leggere davvero - non è il loro compito istruire, diranno, ma è la loro responsabilità aver fatto un prodotto che non interessa. Cosa si può leggere in italiano? Direi che è la scommessa e l'interesse di pubblicare direttamente da Amazon. Siccome poi ho sempre sentito parlare di soldi, anche pochi soldi ma soldi, e qui non c'è nessuno che non abbia ricordato il gusto di essere pagata dagli editori, e visto che i soldi contano, sono convinto che chi fosse pronto oggi, fa più soldi su Amazon che con gli editori. @commercialista funzionerebbe anche con i libri d'economia? Non vedo perché no. Da Apogeo ho sentito un mucchio di cifre. Quel genere di libri rende molto di più della narrativa, se non ricordo male circa il 30% fai due conti. Considera anche che quel genere di libri consente di vendere come accessori anche altri servizi, aggiornamenti, tabelle e quant'altro che non saprei nominare. @edt sarà anche stato pubblicato, Diary, ma non ho sentito nessuno parlarne, nessuno commentarlo, non ha inciso per niente, né tra lettori appassionati, né tra quelli professionali, ma può essere che non me ne sia accorto io. Di certo è un libro molto importante, secondo me, fosse soltanto per la sua forma. Ma anche quelli che si professano formalisti, è come se non ci fosse mai stato, da noi. Ecco i libri italiani su Amazon li vedo così: per gente interessata a discutere. Che li compra e li usa qui, per conversare....
more...
- palmasco
Forse pero' l'autorevolezza la da' ancora il caro e vecchio libro.
- Commercialista
from iPod
Diary è stato pubblicato in Italia: poi, certo, “nei blog” se n’è parlato poco (ma si sa: in rete funziona solo la letteratura sovietico-emiliana ;-) ). Negli ambienti tradizionalmente più ricettivi all’opera di Coetzee, invece, è stato discusso (per quanto in fondo non sia così innovativo rispetto agli altri testi dell’autore, di cui tutto sommato è un coerente sviluppo). Magari - anzi: senz’altro - non è stato discusso abbastanza ma non vedo, lo dico senza ironia ma con sincera curiosità, come questo c’entri con il discorso iniziale. Se Coetzee (o chi per lui, parliamo in generale) non ha avuto l’impatto che avrebbe meritato presso la ristretta comunità di lettori "compatibili con Coetzee" è un problema della c.d. “sfera pubblica di discussione culturale italiana” (esistenza e destino delle riviste di cultura, situazione università, sparizione delle terze pagine ecc) e degli scrittori italiani (magari non sono abbastanza sensibili per recepirne il valore e lasciarsene toccare) o al limite dei “blogger” che non l’hanno filato, non di kindle o “aprire le dighe” della pubblicazione. Dighe che a me, ma sia detto come impressione, sembrano già da tempo ultra aperte: tanto che il piccolo bacino in cui siamo è già allagato fino al mento.
- edt
scrivo lungo, ma almeno una volta sola. abbiamo capito che l'editor serve, è un passo avanti. ma a cosa? l'editor serve in primo luogo a far presente al 99% di chi pensa di poter scrivere che c'è differenza di principio tra la letteratura e l'inanellare micropensierini e quadretti autobiografici e microraccontini tanto supponenti nelle intenzioni quanto pedanti e imbarazzanti negli esiti oltreche scritti in italiano improvvisato, le robe che però piacciono ai blogger democratici, a quanto pare (per non parlare dei maxiraccontoni ugualmente improbabili). E a investire sul restante 1%, nel quale non c'è per forza grande letteratura, ma ci sono prodotti dignitosi, che stanno in piedi - secondo criteri piuttosto universali - per pubblici diversi, magari anche di poche pretese (rassicuro palmasco: se si legge poco non è perché le case editrici sono suicide e non pubblicano questi geni dei blogger che scrivono la letteratura di domani, quella di mezza cartella, o perché sono espressione di apparati; non servono le primarie. si legge poco perché l'analfabetismo di ritorno in italia è sopra al 50% e nemmeno gli scrittori italiani sono poi tutti questi gran geni che valga molto la pena di leggere. non che nel cinema se la passino meglio. direi che è l'italia il problema). "Investire" sull'1% significa che è l'editore che paga lo scrittore, cioè rischia del suo e quindi è spinto a fare del suo meglio, anche a costo di scontrarsi con la volontà dello scrittore. guidato da cosa? da una parte dal filtro del mercato e dei lettori, e dall'altra da quello dei "lettori di professione" - addetti ai lavori e critici letterari: il sapere condiviso di una comunità in un determinato momento. perché nemmeno un genio può far tutto da solo, figuriamoci gli altri: solo grazie a questi due filtri viventi, non astratti ma incarnati in dinamiche storiche reali - e certo non in base a tecnicalismi di cui l'editor sarebbe portatore - un materiale grezzo ma con potenzialità può assumere una sua...
more...
- bgeorg
@edt grazie della spiega. Non so che dirti, un premio Nobel piuttosto importante scrive un libro, nessuno ne parla, ma solo perché gli italiani non sono così sensibili da buttarsi in massa a leggere quelle perle delle riviste letterarie? Certo :) @bgeorg grazie della lezioncina, tutta roba un po' di facciata, ma dirla deve dare una certa soddisfazione. Io ti posso dire soltanto, molto candidamente, ingenuamente perfino, che una certa estate di qualche anno fa mi sono scaricato il pdf del tuo libro ed ho speso mi pare una dozzina di euro per farmelo stampare, che ero in Francia in vacanza. Un libro che, immagino, non avrei potuto leggere altrimenti. A me interessa quella roba lì. Fatta la tara alla certa modestia con cui ti schermirai, non capisco perché se tu pubblichi un ebook c'è dietro un lavoro e un'esperienza di lettura, mentre tutti gli altri sono scrittori della domenica con la bava alla bocca e un vecchio pc sopra il cassetto. Assurdo. Mentre anche tu mi presenti il mondo editoriale professionale come una censuretta, una funzione di filtro la chiami con eleganza, che scegli tra chi merita e chi no. Ridicolo. Come se davvero i libri pubblicati meritino, e non parlo soltanto di quelli che fanno soldi. Insomma pubblicate su amazon che almeno ci divertiamo un po'. Non faremo gli accordi clandestini del Ninfeo, bell'esempio di filtro, ma almeno chiacchieriamo un po' :)
- palmasco
E' arrivato nazibgeorg;)...leggendo i commenti pensavo che curiosamente l'agitazione degli addetti ai lavori alle prese con la messa in discussione del proprio lavoro e' simile ovunque...e la discussione vola talmente in alto che nessuno guarda più' quello che arriva sugli scaffali delle librerie
- massimo mantellini
from iPhone
Chissà com'era l'ufficio stampa di Shakespeare, o l'editor di Dick.
- miki
Aggiungo: dove sono questi favolosi editor, e le straordinarie editrici alle loro spalle così generose nell'investire, adesso che in rete ci sono gruppetti che cercano di elaborare una lingua e una tematica, con qualche successo a me pare? Dove sono? Perché invece, com'è normale che succeda, io li vedo come li avete descritti: seduti in poltrona a dire questosìquestono ai manoscritti di cui sono sommersi, di cui ridere e mettersi le mani dei capelli. Tranne poi provare a saltare sui vincenti, quando in Amazon autori italiani venderanno - in modo del tutto irrazionale, s'intende - migliaia di copie, e tutto quello che resterà da leggere agli editori, saranno le memorie di chi ha fatto la prima guerra mondiale in manoscritto :) E poi: dare un anticipo sulla prima tiratura, cioè su 1.000 copie quando va bene, sarebbe l'investimento di cui gli autori sono tanto contenti? Insomma qualcuno dorme, nei prestigiosi uffici editoriali italiani, e anche in quelli meno prestigiosi, ma forse dormire è il modo migliore per affrontare il tracollo :) Io intanto aspetto la sezione italiana su Amazon, che al tocco di un tasto, in modo emozionale e immediato, illegittimo e irrazionale, leggo quello ha fatto tanto ridere gli editor. Almeno per una volta ridiamo insieme :)
- palmasco
dirla non mi da nessuna soddisfazione palmasco. anzi mi affatica e mi mette l'ansia. cerco solo di farti capire, per rispetto nei tuoi confronti e spendendo quindi un sacco di tempo per cercare di spiegarmi, cos'è una cosa che esiste da 200 anni, e la spiego nel suo concetto, nel suo senso culturale e sociale (ma non sono un cretino, anche io vedo i libri che si pubblicano e anche io conosco la differenza tra aspirazione e realtà); una cosa che naturalmente può anche morire domattina o domani l'altro, mica faccio l'indovino, ma che sarebbe utile conoscere prima che sparisca del tutto perché non è una stronzata come tu credi. Lo dico perché so cos'è, perché ci lavoro (l'editoria) e, con grande modestia e sapendo di non sapere, perché la studio da vent'anni (la letteratura). tu ci vedi una lezioncina vanitosa (ma cosa ti fa pensare che io non giudichi il mio libretto del tutto dilettantesco, amatoriale e sostanzialmente impubblicabile, io per primo, e uscito solo grazie a circostanze che sconfinano nel goliardico?), nell'editoria vedi un accrocchio di parassiti alla brunetta, un apparato di censura contro le energie vitali della società libera, mantellini ci vede la difesa di interessi e ti paiono cose assurde e ridicole. non ti pare un po' strano che un'assurdità così palese, una simile ridicolaggine, tu la veda perfettamente e io ti dica che stai sbagliando, mischi cose giuste e cose sbagliate, non hai il quadro vero? non ti viene il sospetto che se fosse davvero così come la descrivi (non sapendone nulla, scusa se te lo dico) la sua assurdità sarebbe ovvia a me per primo? o pensi di essere stato illuminato da un raggio invisibile? e che io sia obnubilato e incapace di vedere l'ovvio a causa di interessi personali? forse se ti dico che sto parlando di un'altra cosa e che tu assalti una carrozza vuota dovresti rifletterci, prima di fare spallucce. ma anche no, eh. liberamente.
- bgeorg
@Max Uggeri: il modo in cui Telecom entrò nell'internet è leggermente diverso, e piuttosto legato alle regolamentazioni esistenti all'epoca. E questo lo so di prima persona.
- .mau.
@Alice: perché orfani e vedove sull'ebook non sono più un problema? Il testo è un flusso continuo reimpaginato man mano? (non lo so, ero convinto che il concetto di pagina rimanesse anche lì)
- .mau.
(nota per i futurologi: imho che l'ebook spazzi via l'editore è una previsione poco meditata. l'editore ha solo da guadagnarci, in primo luogo perché avrà tantissimi costi in meno. al prezzo di molta, molta concorrenza in più, certo)
- bgeorg
@bgeorg ok mi accorgo dalla tua risposta che i miei toni sono stati eccessivi dal punto di vista personale, quindi chiedo volentieri scusa, non era mia intenzione. Purtroppo il tuo distacco dal tuo libro è di default, viene insieme al mio stesso nominarlo, quindi non fa molta presa. Penso che fosse un tentativo ed era interessante. Mi ricordo che proprio in un libro di Coetzee, Elisabeth Costello, se non ricordo male, si faceva notare come gli africani trovino strana l'idea di uno che si chiude in se stesso per leggere una narrazione da solo in un libro. Le storie della fatica dello scrittore riempiono qualsiasi biografia di scrittore. Forse questa dimensione di lavoro pluriennale che si esaurisce in qualche pagina da leggere isolati in poche ore ha dato tutto. Si può scrivere e leggere all'interno di conversazioni, con strumenti più agili e a costi che non finanzino una macchina industriale complessa e dispendiosa che utilizza un sacco di altre energie. Di fatto pubblicare su Amazon oggi, è l'accesso a un modo di scrivere e leggere diverso da quello, legato a una vendita più immediata ed emotiva, com'è stato per me comprare quel tuo libro e impazzire per trovarmi qualcuno che lo stampasse in quella calda estate. Il progetto di quella scrittura, tua e degli altri, verso la quale giustamente in questa discussione prendi le distanze, è molto più interessante, per me, di qualsiasi macchina industriale - che ha smesso da un po' di parlare davvero, anche se pubblica e prova a fare guadagni. Nel digitale la parola resta scritta, ma non viene più letta in solitudine, probabilmente nemmeno prodotta, questo non può che essere un passo verso una direzione interessante. Starà poi a ciascuno degli attori di capire quali segni raccogliere, di una risposta della tribù disposta a dialogare, e inseguire direzioni emozionanti e significative per le proprie capacità. Mi aspetto libri così, dal panorama di questa notizia, una grande libertà, anche di buttare via, prima che arrivino i...
more...
- palmasco
io ho sempre grande ammirazione per la lucidità di bgeorg, ma soprattutto per la sua calma nel discutere con gente che iosonounlettorefortissimo e poi scrive «come se davvero i libri pubblicati meritino», che pretende di parlare di letteratura e poi è convinta shakespeare scrivesse libri, eccetera.
- guia
palmasco, spero di non tediarti, avevo detto che scrivevo una volta sola. vabbe', saltate pure Nazigeorg il Prolisso. La scena che tu citi (gli "africani") parla di cose diverse, che tu sovrapponi. quando un greco antico mette in scena, in un'opera comica, un altro greco intento a leggere e meditare in solitudine (ad alta voce, ché a bassa si inizierà solo molti secoli dopo) e questa semplice immagine scatena il riso della platea per l'assurdità percepita in quel gesto, è evidente che la civiltà del libro che sta nascendo - che ancora non esiste e non esisterà per un bel pezzo, ma che è per via - è qualcosa di totalmente nuovo, che solo noi pensiamo naturale e ovvia, non potendo vederci da fuori. questa è una cosa che a fatica, anzi, oggi iniziamo a scorgere, a maneggiare, a studiare (illich, ong, havelock, sini, per restare tra noi) probabilmente proprio perché iniziamo a vederla in prospettiva, perché sta cambiando. Ma verso cosa stiamo andando è impossibile dirlo. Ma come dice mantellini, qui voliamo troppo alto e non ci confrontiamo con totti e con baricco. eccoci a totti allora: quando invece parli di opera letteraria (narrazione scritta, non la cosa che stava leggendo quel greco quindi, che di certo non era narrativa), di autore, di scrittura lenta, di fruizione solitaria e le dai per terminate, parli di un'altra cosa, che certo è contigua ma è diversa e specifica. Nessuno dice che la "funzione letteraria" (una cosa tanto ovvia quanto complicatissima da spiegare) debba esistere per sempre, per carità. sono finite cose molto più importanti. né che rimarrà sempre così. né che non abbia un rapporto con i suoi supporti fisici - ma non meccanico o tecnicistico, ma storico, culturale, dove il fatto tecnico si incardina in rapporti sociali, non nella testa degli ingegneri. di certo la letteratura si evolverà, al punto da non essere magari riconoscibile. quello che però proprio non va, non è sensato, è scambiare qualcosa che aspira oggi a essere letteratura, ma che...
more...
- bgeorg
scusatemi ma leggere 'libraio' e 'barnes&nobles nella stessa frase mi da le vertigini. Beati gli 'apocalittici', carichi di verità, io me ne sto comodo tra gli 'integrati', e porto a spasso i miei dubbi.
- marcog
Palmasco, ma io chiedevo un’altra cosa (e la chiedevo veramente, nel senso che tento di pormi nella maniera possibilmente più “innocente” di fronte alla questione e provare a capire). Allora: Coetzee (prendiamo lui come esempio) è stato tradotto e pubblicato – in Italia si traduce tutto e di più, figuriamoci i premi Nobel… – recensito, discusso, fatto circolare, su Diary sono stati anche pubblicati saggi e libri. Ha venduto quello che ha venduto, dubito più di 10.000 copie (del resto in Italia ci sono veramente più di diecimila persone interessate a Coetzee?), ma la sua vita l’ha avuta e continua ad averla – è in catalogo, in tascabile. Quello che voglio dire è che “Diario di un anno difficile” era (ed è) lì, facilmente raggiungibile da tutti, alla luce del sole, nessuno ha impedito a nessuno di fiondarsi in libreria e comprarlo se si era interessati. Quello che non capisco è come Amazon e Kindle ne possano facilitare ulteriormente la circolazione: o meglio, lo capisco se intendi “L’editore che lo pubblica, che paga i diritti, lo traduce, lo fa rivedere, lo impagina, ci scrive i paratesti, lo promuove (ovvero ci investe del denaro perché crede nel suo valore letterario e spera contemporaneamente di rientrare nelle spese o addirittura in un guadagno), farebbe bene a renderlo disponibile anche in questo nuovo formato”. Be’ sì, se si trova il sistema che soddisfa tutti – lettore, autore, editore – e che permette di sostenere le spese di cui sopra, allora sì: è tutto grasso che cola. Quando si potranno leggere i testi attraverso le lampade a petrolio sarà bene farli uscire anche per quel formato. Se invece intendi “L’editore è un grosso elefante che ha fatto il suo tempo perché possiamo essere tutti editori di noi stessi grazie al digitale e all’outsourcing”, allora non vedo come un libro di Coetzee potrebbe mai arrivare tra le mia mani (tanto cartaceo quanto elettronico). Poi continuo a non capire quanto un simile formato possa favorirne la circolazione autentica,...
more...
- edt
@Serena la qualità, ok. La qualità per un editore è la capacità di creare mercati. Ora dimmi se ha più qualità, come editore ebook, Zanichelli che è andato su Amazon a vendere la Divina Commedia a 7 euro, offrendo perfino in sorteggio agli acquirenti 5 copie di carta dello stesso libro, oppure Simplicissimus che la Divina Commedia in ebook la offre gratis da tempo, ma invece sta facendo un vero sondaggio di mercato, rappresentando su Amazon il libro di Simone Brunozzi. La qualità oggi, per me, è comprendere che c'è uno spazio aperto con caratteristiche praticamente uniche: Amazon, il più grande negozio al mondo di ebook, che apre una sezione sulla quale potrebbe esserci scritto: italian books, nella sezione "other languages". Tutto ciò in un ambiente in cui siamo tutti alla ricerca di qualcosa da mettere dentro i reader, il cui numero attuale, oggi che da metterci dentro in italiano c'è ben poco, si può stimare sui 30.000 pezzi! Questa è una qualità e un valore e un'opportunità attuale, reale, presente.
- palmasco
"siamo tutti alla ricerca di qualcosa da mettere dentro i reader" Ma anche no.
- Alessio Bragadini
Ma perchè ho la sensazione di aver già letto ogni singolo commento di questo thread? Ma sì, quando si parlava di musica, di film , di giornali..... Ma il libro, gli autori e le case editrici sono DAVVERO diversi?
- Marco Ferrario
Che avranno il loro spazio è un dato di fatto, se avranno riscontro o no non mi sento di poterlo prevedere. Ma d'altra parte io non scrivo e non produco libri, quindi la mia opinione non è molto autorevole... Però mi sembra comunque una situazione migliore rispetto a quando lo spazio non lo avevano (o erano APS).
- Marco d'Itri
io ho pronto il classico libro che nessuno vuole pubblicare, si temono denunce sostanzialmente... quasi quasi lo metto su amazon...
- Monique
@max non sono mele e pere. sono sempre le stesse pere. Ti riconosci nel genere apocalittico, che non ha particolari connotazioni negative, per me. Mi lascia perplesso la sicurezza con la quale vengono fatte certe affermazioni, ma se non fosse così, non sareste apocalittici...
- marcog
Non credo affatto che gli editori castrino, come dici tu, gli scrittori. È proprio una questione diversa, uno spazio diverso. L'idea è che se ho la forza e l'energia per scrivere un libro, posso andare a venderlo al mercato, invece di disperdere le mie minime energie negli uffici di qualcuno che deve decidere per me, a nome del pubblico, in forza del suo successo economico, se quello che ho scritto merita di essere letto. Merita? Mah. Fa esattamente la stessa impressione che faceva una volta entrare in libreria a comprare un libro, prima che arrivasse Feltrinelli: dovevi sapere nome cognome ed editore del libro che avevi l'arroganza di andare a chiedere in un negozio che vende libri. Ed era proprio così, sembra ormai assurdo ed esagerato, ma invece era esattamente così, per quanto possa sembrare assurdo che ci sia ancora qualcuno di vivo che se lo ricorda come se fosse ieri. Penso che oggi l'idea di andare da un editore faccia lo stesso effetto, e se leggo qui sopra capisco anche perché: ma come osa uno che ha scritto un libro, andare a chiedere di pubblicarlo, solo perché si rivolge a un editore? Beh adesso cambia tutto. Si aggiunge, sottolineo si aggiunge, la possibilità per un libro di andare sul mercato con un sorriso, col palpito di una scommessa, come un gioco, come un'impresa beffarda e di incontrare in cambio, nel peggiore dei casi, l'indifferenza totale. Una roba gentile, insomma, non la faccia arcigna che a tratti è perfino apparsa in questo 3d :) Non m'interessa la previsione del futuro, e non credo di averla fatta. M'interessa che la circolazione delle idee e del piacere di leggere e scrivere venga facilitata, si muove in modo più gentile a casual, m'interessa eliminare dal processo i burocrati che vivono sulle spalle degli altri. Questo oggi si può fare e si farà. Non toglie niente, invece aggiunge. Io qui festeggiavo quest'opportunità. Sono in giardino, al fresco tra amici che bevo una birra, e tutti mi vengono a dire che la maestra ha detto che senza...
more...
- palmasco
comunque non riesco a capire perché la circolazione delle idee e del piacere di leggere e scrivere venga facilitata se io invece che pubblicare un libro con un editore lo pubblico su Amazon Kindle Store o quel che l'è. Pensate che ero convinto bastasse metterlo sul web aggratis. (Nota: quello che servirebbe al più è un sistema a directory per riuscire a trovarselo, il libro che non si sa ancora di volere. Ma non credo che il Kindle Store faccia una cosa del genere, e anche se lo facesse il tutto può essere fatto senza di loro)
- .mau.
ciò detto, se invece il punto di vista è "beh, con gli ebook posso guadagnare du' euri che un editore non mi avrebbe mai dato perché non ci sarebbero stati i numeri per la pubblicazione" il tutto acquista un altro senso e non posso dire di no. Non mettiamoci però a parlare di "circolazione delle idee".
- .mau.
già. il punto è che quello che descrive palmasco c'è da 15 anni e si chiama web. e non ha fatto morire alcun editore, essendo due cose diverse. poi per carità, io vado sul mercato e vendo le mie galline. è l'anima del commercio. se però vi si dice che la letteratura non funziona così, fidatevi, non è un complotto antidemocratico. nemmeno la fisica teorica funziona così.
- bgeorg
Non vedo abbastanza paralleli con i cambiamenti del mercato discografico: quello dei libri è sostanzialmente diverso o no? Semplificando un po' la tendenza è che, al di fuori della parte di mercato globale occupata qualche decina di mega-artisti, i discografici saranno ridimensionati e gli artisti che eliminano gli intermediari guadagnano di più per copia venduta (per ora nessuno è diventato ricco come Micheal Jackson, ma non lo considero un difetto del sistema). I negozi che vendono pezzetti di plastica con incisa sopra musica a parte le grandi catene e qualche caso di nicchia sono già scomparsi, e non ne sento la mancanza. Però chi produce in proprio o con micro-etichette usa ancora studi di registrazione, fonici, eccetera, quindi forse ci sarà ancora lavoro anche per gli editor. :-) Per quanto riguarda la deriva telecomunicazionistica del thread: quello che aveva capito Grauso è stato come fare una azienda che accumulasse così tanti debiti verso Telecom da costringerli a comprarsela. Che le telco in generale di solito non capiscano la differenza tra Internet e i telefoni è un altro discorso, allo stesso modo si potrebbe citare Vodafone oggi...
- Marco d'Itri
Perché i soldi sono uno degli aspetti del gioco, senza ambiguità, ma senza pudori. Sta poi a ciascuno metterli al posto giusto, o nel posto preferito, della scala di valori. Ripeto che il discorso non mi riguarda personalmente, nel senso che non ho scritto libri e non ho intenzione di scriverne, ma invece mi riguarda personalmente come lettore. Leggo sempre meno libri e sempre più autori: di questa mia personale inclinazione, dev'essere responsabile qualcosa di quello che succede : io cerco di capire cosa sia e perché funzioni.
- palmasco
(palm, solo per curiosità: cosa significa "leggo sempre meno libri e sempre più autori". a parte le differenze di supporto, dico)
- bgeorg
Che quello che voglio leggere, perché io comunque leggo e voglio leggere ogni giorno, da un paio d'anni lo trovo più in rete che in libreria. Lo trovo più in un certo tessuto di minipubblicazioni sporadiche e saltuarie, che però per me compongono un testo integrato, che nei libri. Che negli ultimi due anni, ne deduco, la mia personale funzione d'integrazione di testi sporadici e saltuari, ha superato in qualità e soddisfazione personale, quella eseguita dagli editori che compongono i testi in libri. Ma significa anche che ho comprato il libro di Giulia perché leggo Giulia sul web. Mi rendo conto dei sospetti di snobismo di quello che ho scritto, dal mio punto di vista però non mi pare di essere per niente affettato se cerco di comprendere cosa mi succede, a partire da quello che faccio nel quotidiano.
- palmasco
Non sono neanche un metro, e nemmeno ho scritto dei destini, se è per questo :) Però per comprendere la mia esperienza, devo partire da quella. Anche lasciandomi fraintendere, è ovvio :)
- palmasco
palmY: sono passata dalla roba industriale a quella artigianale. ho fatto la traduttrice e anche l'editor. ho cambiato lavoro, ma l'ho fatto negli anni '80. detto molto tranquilla credo tu non abbia ben capito il discorso serio e profondo fatto da bgeorg. è un discorso professionale all'interno dell'industria. è molto semplice. stai facendo confusione con il mondo dell'artigianato, del bricolage e del faidate. sul supporto credo che tutti i chindol ecc. non soppianteranno i libri. soppianteranno semmai i giornali. i libri no perché c'è una storia millenaria dietro. un po' come pensare che non avremmo più bisogno delle poltrone.
- lapiccolacuoca
E invece secondo me dicevano la stessa cosa delle carrozze, anche loro con una storia millenaria.
- miki
@palm, sul tuo ultimo commento: io penso che in rete, proprio perché l'abbiamo sperimentata da poco, siamo stati probabilmente sotto effetto di un lisergico fascino che derivava NON dalla scrittura composta e compiuta che ormai conosciamo da secoli o millenni e che ci costruisce come occidentali istruiti (cioè una frazione di una frazione dell'umanità), ma da una sorta di nuda scrittura, spesso assorta e inglobata in un tutt'uno con lo scrivente. ora: un conto è la funzione prosastica dello scrivere usando il linguaggio come strumento per un oggetto esterno al linguaggio stesso, come nella scienza o nella cronaca, e un conto è il linguaggio "poetico" (in senso lato) che riposa in sé e si compie come mondo, integrando nelle forme e nei contenuti i momenti conoscitivo ed etico all'interno di una "finzione" che li compie esteticamente. un terzo "conto", infine, è questo qualcosa finora inedito: sorta di interminabile e frammentato sguardo autobiografico che anonimamente parla in pubblico a partire da un sé immediato che prova a cogliersi istante per istante, una specie di giornata sociale collettiva che si trasforma in brusio. Ma ciò che può affascinare qui non è la funzione propriamente estetica (in genere inesistente e per motivi profondi, poiché per principio chi dice "io", in un testo letterario e persino poetico, non è mai l'autore tout court, e perché la coscienza delle forme permette di evitare i difetti tipici della scrittura spontanea come l'ingenuità, l'autocompiacimento, l'auto-indulgenza, il narcisismo). Ciò che può affascinare è il rapporto del tutto nuovo tra la scrittura, la nuda vita e la possibilità che questo scrittura-autoreportage si dissemini pubblicamente. Nuovo perché, per principio, la scrittura pubblica evoca l'assente, ha a che fare col "morto" (in senso lato). una scrittura che commercia col vivo finora esisteva solo in quanto privata. È qui che sta accadendo forse la novità e forse il futuro, non so dire se ottimo o tragico. Ma non c'è...
more...
- bgeorg
Io pubblico sia su carta sia su e-book (per la verità, su e-book non ho ancora pubblicato, ma sono in corso di); la differenza fondamentale è che è possibile che qualcuno fra duecento anni legga ancora quello che io ho scritto su Fulgenzio, come io leggo l'edizione fulgenziana di Hommey del '600, o potrà ritrovarselo in qualche eventuale bancarella, mentre escludo che fra trent'anni qualcuno leggerà ancora il mio e-book, perché sarà cambiato il formato e ciò che ho scritto difficilmente sarà così prezioso da giustificare la conversione di formato (io stesso non sono più in grado di leggere la mia tesi di laurea in Wordstar 4, sia perché non ho un Wordstar sottomano, sia perché nel frattempo i dischetti si sono smagnetizzati (e già era c'era stata una conversione, perché la prima redazione era su quelli da 5"); ovvero, la leggo sì, grazie al lavoro svolto ai suoi tempi dalla mia benemerita Epson LQ500). Cioè, l'e-book funziona bene per la diffusione sincronica, ma non regge alla diacronia; per certi versi è simile al giornale; perciò ovviamente preferisco la carta, perché i miei lettori sono sparsi più sull'asse temporale che spaziale.
- ArimsvotnPESTzwei
@max: ma chi l'ha detto che se amazon fa il grande predatore io debba fare la preda? sei così sicuro che il mercato abbiamo già il suo vincitore? sei così sicure che le regole che sta dettando amazon siano quelle più giuste ed efficaci? concordo con bgeorg, ancora permane un effetto lisergico che distorce la realtà. Assomiglia tanto all'amore incondizionato per google di una diecina di anni fa... (don't do evil, excusatio non paetita...)
- marcog
@max mi ritiro in buon ordine allora. credo che la discussione a questo punto sia inutile. Io non ho certezze da contrapporti.
- marcog
Lo ripeto anche qui: scrivere è un piacere solitario, pubblicare un libro un lavoro collettivo. Chiunque prenda in carico questo lavoro collettivo e lo finanzi è un editore. Avremo sempre bisogno di editori, qualunque sia il supporto su cui si pubblica: magari non di questi che ci sono adesso e dipende solo da loro.
- Peggy Guggenheim
@Max, il lettore - per sua fortuna - ignora tutta la complessità nascosta dietro un libro. L'editore si vede solo quando sbaglia (e di solito sbaglia per mancanza di risorse, che questo è un mercato povero). Mi sembra che tante persone diverse qui stiano dicendo che nel processo di scrittura di un libro l'editore è un compagno di strada irrinunciabile, perché non prenderle in considerazione invece di scambiare queste testimonianza per integralismo?
- Peggy Guggenheim
@max, perdonami ma davvero non trovo modo di discuterne. apocalittici, talebani, integralisti. discorsi pieni di generalizzazioni. 'voi editori', 'noi lettori'. Serve a nulla. Vado a lavorare :)
- marcog
In fondo la questione mi sa che si riduce al fatto che il "lavoro collettivo" ora è prettamente interno alla casa editrice ma le case editrici presto cadranno come mosche e bisognerà ripensare a questo "collettivo" in altri termini. E poi ci saranno quelli capaci di fare tutto da soli (ci sono stati in passato, ce ne saranno altri) che da questa situazione trarranno immediato vantaggio.
- miki
Massimo, il problema che poni riguardo la durata dei formati è sacrosanto e reale ma ormai iniziano ad esserci le sensibilità e la tecnologia necessarie per risolvere questi problemi. Certo occorre evitare di pubblicare in formati proprietari o ancora peggio con DRM, ma se si usano formati aperti e documentati continueranno ad esistere convertitori.
- Marco d'Itri
La vera questione è: il 65% solo per l'hosting, senza promozione, editing, grafica di copertina, impaginazione, etc è una percentuale giusta?
- Federico D'Ambrosio
from iPhone
mi pare sia di oggi l'annuncio che in futuro con Amazon le percentuali saranno diverse, sostanzialmente inverse rispetto alle attuali. ma con un "costo di spedizione" basato sul volume del file. staremo a vedere...
- Nasini
Amazon mi pare stia prendendo le pessimerrime abitudini di Apple. Cercherò di comprare sempre meno da loro (Bookdepository e Aprohead mi paiono decisamente più sensati).
- Alice Twain
E Amazon non è un monopolista ma quasi.
- Alice Twain
Fuori dalle ragioni del tifo, mi sento di fare una sola conclusione personale: nel periodo natalizio del 2009, Amazon ha venduto più ebook che libri, hanno detto - escludendo dal conto i libri gratis, che sono 6 dei loro 10 titoli più venduti, ma che, ripeto, sono stati esclusi dal conteggio. Se scrivessi un libro preferirei venderlo dove la gente va a comprarlo. 2. Amazon paga il 35% del prezzo di copertina, scelto dall'autore, all'autore stesso. A fronte di un sontuoso 10%, quando va davvero bene, degli editori. Io non avrei dubbi: sceglierei il 10% perché voglio accollarmi parte di quel prezioso lavoro nascosto di una casa editrice, che assicura agli editori di vendere meno di Amazon :)
- palmasco
Aggiungo un commento solo come segnalibro, ché voglio leggere tutto stasera quando avrò tempo.
- archi+ dadevoti
@Palmasco, se scrivessi un libro non vorrei pubblicarlo in un posto dove la pubblicazione è acquistabile e fruibile solo ed esclusivamente da chi possiede un determinato device di lettura, esigerei che fosse pubblicato nel formato più aperto possibile in modo da venderlo a chiunque e non solo ad alcuni. Anche a costo di smenarci; che tanto, guardiamoci nelle palle degli occhi, tolti Ken Follett e pochissimi altri, nessuno campa del venduto librario tranne gli editori comunque.
- Alice Twain
@Alice esigere non è difficile, basta esigere :)
- palmasco
E comportarsi di conseguenza. E io lo faccio. Come ho detto, mi sto orientando sempre più a evitare Amazon anche come venditore di testi cartacei.
- Alice Twain
@palmasco, Amazon ha venduto più ebook che libri cartacei il giorno di Natale, non nel periodo natalizio, e molto probabilmente perché è stato un regalo molto gettonato e la prima cosa che fai è comprare un libro. Restiamo laici :-)
- Peggy Guggenheim
@Mafe mi stai dicendo che il numero di quelli che hanno ricevuto un Kindle in regalo per Natale, a $259, è superiore al numero di quelli che per Natale hanno ricevuto in regalo un libro, a $12? Perché io direi che un libro a Natale è un regalo abbastanza diffuso. Però hai ragione tu, meglio proteggerli questi editori, e fargli credere che in un paese ricco l'America si regalino più Kindle che libri :)
- palmasco
Se regali un libro a Natale non lo compri il 25 dicembre, lo compri nei giorni precedenti. Per questo è un dato furbo.
- Peggy Guggenheim
@Palmasco, non proiettare. Amazon ha venduto ebook che sono andati in regalo anche a gente che non solo non possiede un Kindle, ma magari non pianifica nemmeno di comprarlo e che quindi prima ha bestemmiato per trovare un modo per scaricare il file su un device diverso (ivi compreso il piccì) e poi ha mandato una maledizione al donante, magari ignaro che quei file si leggessero solo sul Kindle.
- Alice Twain
Mi stai dicendo che col Kindle si può comprare un libro anche il giorno di Natale, che tutti i negozi sono chiusi? Non sarà mica così facile! :)
- palmasco
Anche un libro cartaceo lo pouoi comprare anche il giorno di Natale che tutti i negozi sono chiusi. Non solo: un'ebook in un formato standard non solo lo compri, ma lo scarichi e lo leggi su un supporto "qualquiera" il giorno di Natale. E non bestemmi nemmeno.
- Alice Twain
@palmasco, non devi convincermi che l'ebook è una figata, però mi piace mantenere il senso critico e soprattutto sono in grado di riconoscere una bella idea di relazioni esterne e di prenderla come tale.
- Peggy Guggenheim
Ok Mafe, alleggerivo. Meglio di me però fa Alice, che mi strappa una bellissima risata, quando scrive come se conoscesse di persona qualche milione di americani :)
- palmasco
@Max, che ho detto io? Leggi tutto il messaggio, non solo le prime 12 parole. A me pare che avere una posizione critica sia letto da molti "fanatici" dell'ebook come una chiusura totale: vorrei comunicarti che io non solo non sono contraria al formato elettronico e alla sua distribuzione ma ho anche già acquistato e fruito libri in formato elettronico (uhm, manuali di filatura col fuso... #^_^#). Sono critica a. sul fatto che il formato elettronico possa efficacemente sostituire il formato cartaceo anziché essergli coesistente, talvolta integrandolo, talvolta sostituendolo in toto, altre volte non potendo sostituirlo che parzialmente (o per nulla); b. che la soluzione di Amazon (supporto digitale "chiuso", proprietario, che non comunica con altri formati e su cui l'editore ha un controllo assoluto, tanto da poterlo cancellare dai device dopo l'acquisto) sia accettabile dal punto di vista sia del lettore che dello scrittore, per non citare alcuni possibili risvolti legali.
- Alice Twain
@Palmasco, non ne conosco milioni. Conosco qualche neurone di mia proprietà e soprattutto c'è almeno in potenza il rischio che conosca di persona più americani di te. Edited: conosco anche l'uso di condizionale e congiuntivo, associati perfino! 0_0
- Alice Twain
@Palmasco, aggiungo una cosa: che ti fa pensare che ad acquistare ebook il giorno di natale su Amazon (.com/.co.uk/.es/.fr/.de/.jp) siano stato solo americani?
- Alice Twain
Ecco, io non voiglio nemmeno che ne abbia la possibilità. Ergo non comprerò mai né un supporto che permetta la cosa né testi da qualcuno che se ne lascia la possibilità.
- Alice Twain
@Max, dipende dai contratti. Spessissimo viene pagato direttamente un forfait, in più casi di quanti immagini il libro viene stampato perché l'autore paga per averlo pubblicato, in altri casi non ha senso che l'autore chieda di ricevere un compenso a copia perché si sa che il libro viene stampato per non essere venduto (almeno il 50% dei libri pubblicati in italia servono solo a fare concorsi universitari e quindi vengono tirati in una ventina di copie e basta). Solo gli autori che vendono più di tot migliaia di copie vengono pagati a venduto; e si contano sulle dita.
- Alice Twain
@Max, disabilitazione. Non vengono a casa tua a rigarti il cd. Ma qui il problema è diverso. Se io ho _acqusitato_ un materiale e me lo cancellano arbitrariamente io li denuncio. Se non l'ho acquisito legalmente, è ovvio che hanno il diritto di segarmi i garretti, così come l'azienda elettrica chiude la fornitura a chi non paga/si allaccia abusivamente.
- Alice Twain
visto che c'è gente esperta, qui, mi permetto di chiedere: io una volta ho pubblicato un libro perchè fosse venduto ma non ho firmato alcun contratto. Potrei ridistribuirlo ora per conto mio? questo è interessante, secondo me, ovvero se l'e-book e questo nuovo mercato rimette in discussione certe pratiche poco british molto italian
- marina ricciardi
sulle royalty, naturalmente io parlavo di varia, e non di varia a proprie spese. comunque sì, 8-9-10%. ma la cosa più bella è l'anticipo. :D
- zio bonino
from IM
@Marina, hai pubblicato un libro o hai ceduto i diritti? Se i diritti sono tuoi, i diritti sono tuoi. Se li hai ceduti...
- Alice Twain
Appunto. E se conti che per di più il file del kindle non lo posso leggere che sul kindle...
- Alice Twain
quando dico "non ho firmato" intendo proprio non ho firmato. qualcuno ha venduto un libro scritto da me. ero d'accordo "a voce". mi conveniva? sì. ci ho preso soldi? no. lo rifarei? sì. vorrei distribuire il libro per conto mio? sì. lo comprerebbe qualcuno? sicuramente no. ma solo il fatto che un contenuto digitale (non è che io il libro lo abbia scritto incidendole su tavolette) non posso avere una distribuzione digitale mi da ai nervi. è come se fosse morto. ecco, l'ho detto.
- marina ricciardi
(a me proposero il 20 più anticipo. ma non tenevo genio al tempo. Ora maledico la pigrizia)
- F.
il 20 è stranissimo. devi dirmi (anche in privato) il nome dell'editore.
- zio bonino
from IM
E per quale motivo non *puoi* avere una ditribuzione digitale? I dessi non ti hanno fatto firmare niente, coglioni loro, per cui tu, se fossi disonesta, potresti anche denunciarli fingendo di non avere avuto con loro alcun accordo. Non solo, adesso lo puoi pubblicare su piattaforme multiple per garantirti la massina fruibilità. Poi, da qui si torna al problema discusso con Giulia sopra. Che il testo possa essere interessante lo diamo per assodato, ma è in una forma accettabile (sia dal punto di vista diciamo linguistoco che da quello grafico)?
- Alice Twain
@F :). Nel mio caso: don't follow me, please. @aliceComunque ritengo che la forma accettabile sia un po' un escamotage narrativo. oggi c'è gente che impagina, disegna, fotografa e scrive "pure". bisognerebbe anche fare i conti con il fatto che gli scrittori non sono più quelli di una volta. magari questo aspetto è un po' sottovalutato dagli editori...
- marina ricciardi
@Marina, sai che lavoro faccio io? Suggerimento, il mio blog si chiama "a typesetter's day". E le peggio merde che mi pasano tra le mani sono quelle degli autori che "lo impagino anche da solo". Vera spazzatura DOC.
- Alice Twain
no no chiedo scusa. Era solo per il dm con ziobonino
- F.
Faccio *anche* editing di base (uniformazioni ecc.).
- Alice Twain
@alice ci sta pure un sacco di gente che lo sa fare, o mi sbaglio? può essere che mi sbaglio. sarà che navigo troppi siti americani. (ci sta pure un sacco di gente che si fa impaginare da qualcun altro e glielo fanno di merda ma questo è un altro discorso e non c'entra... :)... però in questo io mi associo a quello che ha iniziato questo dibattito infinito: ci sono certe nuove possibilità da esplorare che rendono veramente interessante l'autopubblicazione. mica solo come fenomeno di pavoneggiamento. magari la selezione digitale salverà solo quelli che hanno in mente un'opera a trecentosessantagradi. così, come spunto di riflessione.
- marina ricciardi
@Marina, se c'è non ne ho ancora incontrato uno. Rarissimamente trovo gente che sa scrivere, ma è veramente occasionale, tanto che me ne meraviglio quando accade. Questo non significa che uno che sa scrivere non abbia bisogno di un editor per evitare ogni tanto di dlungarsi in circonvoluzioni inutili o essere troppo sintetico su cose che lui conosce bene, lui appunto ma non necessariametne il lettore. però è vero, medaimente gli autori angoosassiìoni (non solo americani) sono più professionali in tutto. per dire, non ciccano clamorosamente la paragrafazione come si fa di norma qui in italia (Capitolo 1, 300 pagine, Capitolo 2, 20 pagine; Capitolo 1, par. 1.1, par 1.1.1. fine del capitolo).
- Alice Twain
Dal punto di vista professionale non posso dire. Dal punto di vista del business, ci abbiamo ragionato su un po' e ci stiamo ancora ragionando. Abbiamo le strutture per non farcelo costare un cazzo e se arriva lavoro PAGATO è lavoro che entra. Il dubbio è che gli italiani abbiano come al solito troppo poco braccio e troppa superbia.
- Alice Twain
mi piace molto quel che dice palmasco. innanzitutto perché lo penso anche io, ovviamente. la cosa più interessante direi è il concetto di libro che va "sfumandosi" nella rete. io credo che la narrativa stia cambiando piano piano. e credo che le storie in futuro non saranno più imprigionate (permettetemi la forzatura) dentro un romanzo, ma si ricostruiranno nelle teste dei lettori prendendole giorno per giorno di qua e di là, nel web, più che altro
- bravuomo
Obiezione metodologica: smetetela di pensare che libro = narrativa. La narrativa è una frazione modestissima della produzione libraria mondiale!
- Alice Twain
@alice sì, lo so. è che a me interessa il discorso sulla narrativa. ma anche i libri, mettiamo, quelli tecnici, che senso hanno più? non compro un manuale (per esempio di css o html) da anni. semplicemente leggo tutti i giorni i migliori webdesigner e imparo da loro quel che mi serve. continuamente, a pezzetti, poi mi costruisco io la sintesi, nella mia testa. anche perché un manuale è obsoleto già mentre gli editor son lì a correggere le bozze :O)) meglio un manuale (non uso più il termine libro perché non mi piace) che viene corretto dai refusi direttamente dai lettori... ;O)
- bravuomo
I dati precisi per l'italia dovresti chiederli alla signora Siae. Qui poi il mercato è sballato per via delle esigenze concorsuali e dei contributi per il macero, per cui la narrativa sta a meno che nel resto dei paesi avanzati. Poi devi valutare le incidenze diverse per numero di titoli, venduto e incassato. Resta il fatto che su 100 titoli forse il 5-10% in Italia sono di narrativa o assimilabili (viaggi ecc., roba che si legge tendenzialmente per svago). Il tutto, ovviamente, escludendo dall'equazione le marchette! Altrove il rapporto è migliore.
- Alice Twain
@Arsenio, e in fatti la mia obiezione di fondo è che la tecnologia dell'ebook è, allo stato dell'arte, sommamente utile per le pubblicazioni tecniche. Ti faccio un esempio, un mio amico di lvoro fa quello che va a impiantare gli imapnti (sic!) petroliferi in giro per il mondo. Parte con una paccata tanta di documentazione che si deve cammellare sull'ernia del disco, poi quelli che devono gestire gli impianti hanno bisogno di un'altra paccata tanta di documentazione. Non solo, questa documetnazione è soggetta a revisioni regolari con aggiornamenti e compagnia cantante. Quanto sarebbero più felici tutti di avere un manabilissimo lettore di ebook che a intervalli regolari (diciamo una volta la settimana) va on-line e si scarica tutti-e-dico-tutti gli aggiornamenti e poi non devi stampare nemmeno?
- Alice Twain
@alice son d'accordo con te. ma a quel punto meglio un portatilino, no?
- bravuomo
@Arsenio: ma perché un portatile. Che poi, un portatile non è comodo da tenere aperto davanti mentre lavori sull'impianto, meglio un lettore e-book o meglio ancora un palmare che te lo puoi mettere in tasca.
- Alice Twain
Non solo, con una spesa modesta si potrebbe installare un lettore direttamente _nell'impianto_ nelle varie cabine, centraline ecc. Manco te lo devi portare dietro, sempre per fare l'esempio. Poi, posso pensare anche ai comemrcialisti o agli avvocati, anche in quel caso ottima sia la soluzione ebook reader che quella computer: si portano in giro tutti i codici di questo universo, vale a dire tutta la roba che normalmente sta in una biblioteca!
- Alice Twain
è curioso che nessuno abbia citato un settore come quello dell'editoria scolastica che è una delle roccaforti dell'editoria "classica" e al tempo stesso uno degli obiettivi migliori per la conversione al digitale....
- manuela
@Anne, il problema della scolastica è che lo studio IMHO richiede il cartaceo. Questo significa sì al libro elettronico, ma da stampare per studiarci sopra.
- Alice Twain
lo pensavo anch'io. ma non ne sono più così sicura. specie con i device che permettono operazioni di editing come l'irex..
- manuela
@Anne, "richiede il cartaceo" sta per "il problema non è solo sottolineare". Non so come studi tu, io prendo appunti direttamente sui libri, riassumo, chioso, trasformo i libri e ho semrpe avuto bisogno di un raporto diretto, manuale con la carta per studiare. Il digitale in ambito di studio permette (se l'insegnante non è un imbecille) un approccio più complesso alla lezione e anche allo studio domestico, con l'integrazione di altri supporti che non sono lo scritto, ma per studiare uno scritto è necessaria la carta. Poi ti aggiungo una cosa: gli editori fanno tanti di quei soldi con la scolastica cartacea che anche solo l'idea di distribuire un manuale in elettronico li terrorizza. Nella scuola io vedo bene iniziative come il fatto che sia il docente stesso a creare e organizzare i libri per gli studenti, sia scrivendoli in prima persona sia usando molduli e parti di vari manuali con cui comporre un manuale personalizzato: ma questo sconvolgerebbe anche il sistema delle adozioni. Servirebbero palle e onestà che pochi in Italia hanno.
- Alice Twain
@Max, lo sai che scrivere a mano permette di migliorare la memorizzazione e digitare un testo no? Ecco, altra cosa per cui la carta è ancora meglio del digitale.
- Alice Twain
beh io ero come te, pensavo di non poterne fare a meno, ma progressivamente, lavorando nel settore informatico e con la manualistica tecnica ho cambiato idea. quanti nel settore stampano ancora i MOC? e credo che l'editing permetterà molto più che la sottolineatura. è chiaro che gli editori della scolastica sono terrorizzati anche perché si sono creati delle rendite di posizione incredibili e le hanno sfruttate oltre il limite della decenza. c'è un altro fattore fondamentale. gli utenti sono ragazzi già pronti alla tecnologia, non hanno remore psicologiche. sull'approccio diversificato sono d'accordo con te, ma l'ebook mi pare fondamentale per diffonderlo. credo anche che anche per la questione del formato si arriverà ad uno standard come è successo per il vhs...
- manuela
@Anne, ripeto quello che ho già detto prima: io non rinnego l'utilità del libro elettronico (ne possiedo, ne ho comprati, ne comprerò, ne uso e ne userò), ma non credo assolutamente che sia un dioppione del cartaceo, credo che rosicchiera sempre più spazio al cartaceo in taluni settori (quello che citi tu in primis) ma anche sul lungo periodo resterà al margine in altri settori semplicement eperché l'e-book non è il doppione del libro cartaceo, è un'altra cosa, così come la televisione non è il doppione della radio e non l'ha sostituita ma le si è affiancata.
- Alice Twain
non ho mai sostenuto che siano semplicemente doppioni intercambiabili e che l'uno sostituirà progressivamente l'altro fino a farlo scomparire. continueranno ad esistere. il problema è come e in quali proporzioni. il discorso è complesso. riguarda il modo in cui il diverso supporto modifica la fruizione e nel caso specifico anche l'apprendimento. e questo lo potremo scoprire solo osservando i ragazzi che attualmente iniziano le scuole. noi apparteniamo a generazioni che non sono nate e cresciute con computer, cellulari, etc.. da questo punto di vista, che ci piaccia o no, non facciamo e soprattutto non faremo più testo....
- manuela
sullo scolastico: quello con il "libro di testo" è un approccio didattico superato. quindi il problema non si pone. :o) gli studenti non fanno altro che portare avanti e indietro tra casa e scuola questi mattoni che servono solo a sovvenzionare, con la complicità del miur, il cartello degli editori scolastici, per sfogliarli una volta ogni tanto...
- bravuomo
@zio solo se vengono rispettate delle regole, compresi limiti di prezzo. Mi pare di capire che valga solo per gli US, tra l'altro.
- Federico D'Ambrosio
@Alice sapresti recuperare qualche fonte sulla digitazione che non aiuta la memorizzazione? Credo anche io che le cose siano diverse, scrivere su un foglio bianco è più naturale, è tutto un'altro approccio. Ritornando sull'editoria tecnica/scolastica, mi fa specie che non abbiate nominato la letteratura accademica, nella quale gli e-book (se considerate un semplice pdf di 20 pagine un e-book) hanno conquistato il settore da 'mo (per ovvie ragione (velocità di aggiornamento, costo quasi nullo di pubblicazione, ricerca testuale e presenza nei motori di ricerca, ecc.)). Lessi di un esperimento fatto a Princeton sull'utilizzo dei Kindle DX per lo studio, un fallimento per il solito discorso delle annotazioni.
- Aubrey McFato
Scusa Palmasco, ma sono in completo disaccordo. Il ruolo dell'editore è quello di un selezionatore (forse è già stato detto ma 262 commenti son troppi) e di conseguenza la differenza tra autopubblicarsi su un servizio web e vedersi pubblicati da un editore (più o meno rilevante e importante) è abissale. Un libro (su qualunque supporto cartaceo o digitale) pubblicato da un editore ha in più un endorsement, un'attestazione di fiducia/serietà/qualità che viene col nome dell'Editore (per fare un esempio, pensi sia lo stesso pubblicare il tuo romanzo con Einaudi o su Lulu?). E il tutto mi sembra anche abbastanza ovvio e banale... :-)
- Marco Massarotto
marco, quanto dici è verissimo, ma c'è editore ed editore. tra Einaudi e Lulu c'è sicuramente un abisso, ma ci sono anche molti, troppi, editori "impuri" pronti a pubblicare di tutto a condizione che l'autore (o chi per lui) copra i costi di stampa.
- Nasini