Librando, effettivamente lo è, elegantissimo. Quasi solenne, direi ;-*
- Mitì Vigliero
Nel 1814 il cancelliere Gazzo inventariava la rumenta che i genovesi buttavano fuori dalla finestra: "liquidi et solidi d'orinali; carogne; penne di polli; verdure marce; acque saponose di lavacri; avanzi di mangiari; stracci; gettiti diversi di repulsiva natura". I condomini qui, nel mio giardino, si limitano a lanciare cotton fioc, cicche e schifezza data dallo sbatter scope fuori dalla finestra. Però certe abitudini son proprio dure a morire, eh?
- Mitì Vigliero
rumenta è entrato nel linguaggio dei velisti e da li è passato a quello dei fighetti milanesi, di cui mi onoro di far parte..;-)
- Commercialista
Anch'io ricevo ogni sorta di "ramenta" nel mio giardino... le cose più innocenti sono i panni stesi che piovono, ma vi sono anche cose meno ragionevoli come contenitori vuoti di alimenti vari
- Giovanni Sarbia
nettezza. Stiamo a dar retta ai pistoiesi, ora? :D (cambia, cambia)
- dario
Commercialista, effettivamente potrebbe essere una spiegazione dell'emigrazione. O forse anche perché Milano pullula di immigrati genovesi ;-*
- Mitì Vigliero
guido, qui la pattumiera è la "rumentea" (con la dieresi sulla seconda E. :-*
- Mitì Vigliero
«Per il resto, la gente si arrangiava aspettando il favore delle tenebre per lanciare dalle finestre, senza essere veduta, ogni tipo di porcheria. Bene lo sapeva Giovenale che, pur con qualche esagerazione raccomandava in una satira di non uscire di casa nottetempo senza aver prima fatto testamento, perché "ti minacciano di morte tutte le finestre che si aprono" C’era da augurarsi che sul capo del malaugurato passante si riversasse solo il contenuto di un vaso da notte, il "matella", un utensile immancabile in ogni abitazione, che si sarebbe dovuto vuotare in un contenitore per urina collocato per le scale, in latrina o in una fossa. In effetti dalle case plebee poteva cadere di tutto e il pericolo aumentava nelle strade più strette. Da ogni parte piovevano rottami, spazzatura, porcherie varie e chi si trovava a passare poteva ritenersi fortunato se rimaneva infradiciato o con qualche lieve ammaccatura. Sempre secondo Giovenale, occorreva anche considerare da quale altezza precipitasse un coccio a fracassare la testa e quanto fosse frequente il lancio di vasi incrinati o rotti, così pesanti da lasciare il segno persino sul selciato.» http://www.specchioromano.it/Fondame...
- Aldo Oldo
Josè, di quel periodo trovo magnifico come venivano puniti gli allora "assessori" alla Nettezza Urbana inadempienti: "Secondo Svetonio, il giovane Vespasiano sarebbe stato fatto imbrattare dall'imperatore Caligola con il fango raccolto nelle vie da lui non adeguatamente curate." :-D
- Mitì Vigliero
hehe lo spunto di cui sopra dalla rubrica di Eva Cantarella sul corriere di oggi
- Aldo Oldo
Giovanni, niente tonnellate di stracci della polvere o pattine, cadute mentre si sbattevano? ;-)
- Mitì Vigliero
Josè, è online, che leggerei volentieri? :-*
- Mitì Vigliero