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Antonella
Le regole dell'identità su Facebook - the Salman Rushdie edition - http://svaroschi.blogspot.com/2011...
anche se, secondo me, Salman sa usare Facebook tanto quanto la Vanoni. Ho questa impressione. - Fruittella Galore
direi che non è il punto - Antonella
un altro pezzo della controversa questione della gestione dell'identità... - M.
(dalla tua prospettiva lavorativa) tu che ne pensi, Martino? - Antonella
Probabilmente nel caso specifico Rushdie dovrebbe usare la Facebook Page (come persona pubblica) per promuovere la sua visibilità online, piuttosto che il profilo personale... alla fine "Salman Rushdie" è un personal brand e come tale andrebbe gestito (e promosso) online. Vedo molti benefici nell'usare la Facebook Page, ultimo ma non meno importante quello delle funzionalità di Social Analytics ;) - M.
Google+ probabilmente avrà una politica lievemente differente per quanto riguarda i personal brand (stanno rivedendo leggermente la policy sugli pseudonimi), pertanto dovrebbe essere possibile utilizzare il profilo - M.
Twitter è già ok così com'è, il badge "verified user" fa il suo sporco lavoro già da solo - M.
Su Rushdie: ma la pagina Facebook c'è. Però non dovrebbe poter usare la pagina del suo profilo come singolo utente anche (e quindi come tutti)? - Antonella
mah, da parte dei provider di social networking c'è molto questa voglia di diventare "sistemi di identificazione elettronica". La cosa non mi convince molto, ma se la prendiamo per buona, sarebbero qualcosa di simile ad una "carta di identità" (gestita da un'azienda privata, ecco perché la cosa mi convince poco). In quest'ottica, ha perfettamente senso l'intervento di Facebook... se fossi in Rushdie NON userei alcun profilo Facebook, affidandomi solo alla pagina. Solo benefici, nessuna rogna ;) - M.
Su Rushdie: dal punto di vista della comunicazione capisco. Il paradosso è che un sistema così "scoraggerebbe" l'uso da comune utente di un personaggio famoso (poi mi chiedo: Facebook fa questi controlli per tutte le celebrità? o ci sono altri fattori?). Sulla questione "identificazione elettronica": che senso ha questa politica applicata a persone che già sono celebri, a maggior ragione se - come Rushdie - hanno anche dato prova della propria identità? - Antonella
sui controlli per le celebrità mi chiedevo anch'io. - ToMtOm
mah, secondo me non lo sanno neanche loro :D hanno deciso che la gente deve essere con nome e cognome e applicano la cosa in modo burocratico, come fossero un gigantesco ufficio anagrafe privato... alla fine le celebrità sono solo una ridottissima percentuale della loro utenza, tale da non essere rilevante e poter essere gestita solo come un effetto collaterale, riparabile dall'ufficio di Pubbliche Relazioni... - M.
Beh, sì, ma penso si espongano al rischio di cause, se applicano due pesi e due misure. No? L'identità online è ancora un concetto molto confuso e, certo, il profilo Facebook non è un diritto né un bene pubblico... ma quanto ci vuole a dimostrare che una politica confusa del genere crea danni economici a qualcuno anche non famoso? - Antonella
mah, alla fine il danno l'hanno riparato con un po' di PR... gli hanno rimesso il nome "giusto", sono uscite un po' di notizie "Salman Rushdie vince la battaglia contro Facebook", i fan di Salman sono contenti, Facebook fa la figura del Gigante Buono che fa uno strappo alle regole per le persone famose e tutti felici e contenti: nessuno andrà mai in causa per questo... - M.
ma io dico l'esatto opposto: non i personaggi famosi, ma magari un non-famoso che però ha una qualunque forma di business, ad esempio. Dici che è così difficile montare un caso con la motivazione "i miei clienti (o potenziali clienti) mi conoscono con il mio secondo nome che facebook non mi permette di usare - dunque facebook mi causa danno economico"? - Antonella
Mah, faccio fatica ad immaginarmi un esempio perché sarebbe una causa persa, quando ti iscrivi a Facebook sottoscrivi dei TOS... :) (dove c'è scritto: "inserisci il tuo nome reale") - M.
alla fine si tratta banalmente di usare il servizio (e/o la funzionalità) che più risponde ai nostri obiettivi. - M.
certo, c'è scritto "inserisci il tuo nome reale" ma rushdie non l'ha fatto, questo crea un precedente ;-) - Antonella
il punto è che se tu NON sei famoso, puoi strepitare e ti becchi solo un sonoro RTFM. Anche il tribunale ti dirà RTFM perché nessun altro tribunale finora ha permesso di derogare ai termini di servizio che TU hai volontariamente sottoscritto. Il fatto che sia il titolare del servizio a derogare non crea un precedente... almeno non in termini legali... lui può dire: ok, per te i TOS sono differenti, facciamo uno strappo alla regola. E gli altri si attaccano... - M.
Essendo un servizio commerciale e non un servizio pubblico il ragionamento ha senso, anche se continuo ad avere dei dubbi sul fatto che la posizione sia così inattaccabile ;-) è un tema interessante, però, vediamo i prossimi sviluppi... - Antonella
sì esatto, il punto è proprio questo: è un'azienda privata... comunque la faccenda è tuttora controversa (tant'è che servizi diversi hanno policy diverse) e sicuramente resterà oggetto di acceso dibattito per un po'... - M.