C'è un solo e unico modo di fare giornalismo oggi, con la consapevolezza del rapporto fra "fare informazione" e "veicolare emozioni". E chi lo fa in Rete sa che occorre fare scelte anche di minor impatto generalista e che non tutto è uguale. Massimo Russo "L’orrore nell’asilo e la differenza tra giornalismo e YouTube" - http://massimorusso.blog.kataweb.it/cablogr...
sono perfattamente d'accordo. ho visto le immagini, ho trovato il tutto inutilmente eccessivo (il processo, intendo), tanto più che la notizia lo era già di per sè. Mi dispiace, nel senso che mi provoca davvero dispiacere, aver visto quelle immagini.
- valentina
Anche io sono stata davvero male. Ed è uno stare male che non aggiunge informazione per cui la questione dei confini è importante.
- Laura
comunque per dire quanto i nativi digitali non esistano, ieri io e Marina abbiam tenuto una breve lezione in università (primo anno). I ragazzi ancora parlavano di divisione tra virtuale e reale, di giocatori di WoW sfigati e simili. Non hanno la benché minima idea di cosa voglia dire vivere in rete. E ci sono nati in mezzo.
Io faccio pensieri simili spesso, parlando con coetanei e amici, e mi stupisco. Poi mi giustifico lo stupore con l'idea che io in rete ci sto da più tempo, che io con la rete ci lavoro, che, che, che.
- sistrall
Condivido, la mia esperienza è simile. Forse i nativi americani sono differenti, ma qui da noi parlare di nativi digitali è un'assurdità
- TommaSorchiotti
ho fatto un viaggetto in treno seduto accanto a tre ragazze al primo anno di biologia. Ad un certo punto una ha esordito dicendo "però che palle 'sto computer! Pensavo che finite le superiori non avremmo più dovuto usarlo e invece per parlare con quel prof devi mandare un'email, per le dispense te le devi scaricare da internet, ecc... ma che due palle!". Le altre due annuivano vigorosamente. Questi sono ANCHE i nativi digitali.
- Danilo Paissan
Un italiano che ha 20 anni oggi non è nato in mezzo alla rete.
- Marco d'Itri
non ho esperienza diretta, ma chi ne ha mi diceva che molti sono a disagio anche di fronte alla form di google. Credo che più dell'età il vero divide in Italia è ancora di natura socio-economica. O forse l'attuale facilità di accesso al porno ha abbassato di molto le skill medie che uno si aspetta da un adolescente.
- edt
@Marco insomma, io il primo modem me lo sono comprato nel '95, quindi non ci sarà nato ma andava all'asilo...
- Danilo Paissan
Non è una questione di real world. È che secondo me, non mi stancherò mai di dirlo, la questione dei nativi digitali parte da una premessa sbagliata: quella che l'unica discriminante sia quella anagrafica. Non è così, contano moltissimo l'ambiente in cui vivi e le esperienze che fai. Ma a quel punto l'intera divisione crolla per evidenti motivi.
- Federico [Kurai]
non credo in italia il divide abbia basi economiche, anzi, le "classi sociali" più svantaggiate, da questo punto di vista, spendono molto di più ed in modo molto più "sbagliato" (cellulare vs internet, MMS vs email, ecc...)
- Danilo Paissan
condivido completamente quello che dice Kurai
- Danilo Paissan
@kurai. infatti. Del resto sono (siamo) tutti "nativi gutemberghiani" eppure non è che tutti dimostrino quella familiarità con il libro che ci si aspetterebbe.
- edt
Fede sono d'accordo e lo sto testando in prima persona nelle mie ricerche. L'età anagrafica, da sola, dice poco o niente, ed è per questo che in molti criticano gli studi di Prensky o di Palfrey e Gasser. Quello che si confonde spesso a mio parere è la tecnologia e la "cultura" legata a una particolare tecnologia. Essere nati in un ambiente digitalizzato non significa necessariamante introiettarne anche la cultura (parlo di cultura a tutto tondo).
- Stefano Mizzella
Dipende cosa significa nativi digitali. Non lo è chi ha avuto il primo modem a cinque anni, e nemmeno chi è nato alla fine degli anni novanta, o oggi. Essere nativi digitali significa nascere in un mondo che ha già accettato in buona parte il ruolo primario del digitale. E nel 2009 ancora non siamo quel tipo di società. La televisione non ha cambiato il modo di pensare per quelli nati...
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- MirkoCetrangolo
tra l'altro il 18 novembre a Roma ci sarà un incontro organizzato da Capitale digitale dedicato ai nativi digitali e spero proprio che non si sfrutti l'occasione per parlare di nativi sbandierandoli come vettori di un'innovazione solo presunta.
- Stefano Mizzella
parlare di nativi digitali nel 2009 è pura filosofia, in Italia invece è fantasia. Riparliamone tra vent'anni di questi "nativi digitali", oggi non ha senso.
- Stefano Mainardi
secondo me i nativi digitali saranno quelli che nasceranno in famiglie dove l'adsl è arrivata prima di loro, con genitori che gli permetteranno di toccare una tastiera senza sorveglianza prima dei dieci anni e che avranno console collegate costantemente in rete
- Mucio
Prendere come criterio l'età è forviante e lo stiamo vedendo. Ci sono ventenni che prendono, digitalmente, la paga da 60enni. Come dicevi tu @Kurai sono le esperienze e il tuo ambiente a renderti un nativo digitale. Perché dici che la distinzione crolla?
- prezzemolo
Like a Stefano M; sicuramente da fare un bel contropelo alla retorica diffusa sul tema.
- lgalli
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È evidente che la variabile anagrafica non può essere l'unico dscrimine. Ma l'idea dei digital natives parte da un presupposto che è quello che "i giovani nascono in un ambiente diverso". È ovvio che se l'ambiente in cui nascono non è diverso l'intero concetto crolla. Con tutto che l'opposizione nativi/immigrants è una semplificazione osservare i vent'enni di oggi significa guardare gente nata sul finire degli anni '80 e formatasi negli anni 90.
- Luca
Perché sulla base di esperienze e ambiente puoi dare qualsiasi definizione. Se io dico che i nativi digitali sono persone che hanno vissuto fin da piccoli in ambienti ricchi di tecnologia interessandone, non è che stia etichettando una categoria particolarmente significativa. È tautologico che chi si è interessato alle tecnologie e le ha vissute sia più smart nell'utilizzarle (permettimi la semplificazione, spero di aver reso l'idea)
- Federico [Kurai]
E come dice giustamente Luca la dicotomia è un'eccessiva semplificazione.
- Federico [Kurai]
I miei studenti (trienno) per es se la cavano con alcuni strumenti ma hanno più difficoltà con la cultura (sono molto "italiani digitali" ;)
- lgalli
from iPhone
mio figlio di 9 anni, quando l'altro giorno gli ho chiesto se mi aiutava a trovare le chiavi della moto (che non trovavo) mi ha preso in giro dicendomi "te le cerco su google?"...
- Alessandro Nasini
Il problema, Luca, è che in quel caso non sono cresciuti in un ambiente diverso. Non sono ragazzi che non hanno mai visto un computer, lo conoscono, usano gli strumenti, in qualche modo se ne interessano anche. Ma da quel che vedo io non è per nulla vero che lo capiscano di più o lo usino diversamente dai cosiddetti "immigrati". Si fanno le stesse identiche (stupide) domande, hanno gli stessi bias.
- Federico [Kurai]
Mio figlio, diciannove anni, nato con pc, annessi e connessi, imparato a scrivere sulla tastiera, usa la rete solo nella misura in cui gli tornano utili certi strumenti. La dà per scontata: sa che tutto quello che gli può servire c'è, basta cercarlo e usarlo. Il risultato è che la usa in modo poco dispersivo. Se ne accorge solo quando viene a mancare.
- Niki Costantini
Una 'cultura' digitale manca perchè i così detti 'nativi' sono ancora troppo giovani e manca loro l'intervallo temporale per avere riflettuto e digerito il loro vivere digitale. E, d'altra parte, sono orfani. Senza alcun vecchio saggio che racconti, spieghi o interpresti il loro vivere sociale in rete. Pionieri allo sbaraglio.
- Matteo Stagi
forse esagero, ma a livello sociologico la categoria di nativi digitali ha lo stesso peso di altre semplificazioni come quella di "glocal": alla fine sono slogan utili per scrivere libri e organizzare convegni. L'importante è utilizzarli come convenzioni senza dare loro un eccessivo peso a livello interpretativo e, anzi, provare a ribaltarne i presupposti teorici dalle fondamenta.
- Stefano Mizzella
dunque credo che infatti vadano distinte da una lato la "facilità d'uso" (mediamente se metto uno di vent'anni davanti a gmail riesce a leggere l'interfaccia senza eccessivi problemi) dall'altro un livello più complesso di approccio culturale alla faccenda. Che abbiano gli stessi bias è possibilissimo e non è detto che tali bias non vengano confermati in futuro. Non è detto neanche che...
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- Luca
Luca condivido il tuo pensiero. Altro aspetto da tenere in considerazione è che le generazioni nate dopo l'80 sono venute al mondo nella fase di massimo splendore della televisione generalista analogica. sarebbe più corretto parlarne come figli della tv, come figli della "cultura" televisiva, e questo spiega alcune ricorrenti ambizioni e sogni dei teenager attuali (voglio fare la...
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- Stefano Mizzella
@Niki anche i miei due figli fanno esattamente come il tuo. Non ci passano più che tanto tempo. A differenza di me, che ho sempre lavorato nel e con il computer, essi lo usano un po' come uno usa l'automobile: guida bene ma non sa quasi nulla del suo funzionamento e all'occorrenza non saprebbe metterci le mani.
- Stego
Chiariamo anche una cosa: spesso, come sottintende Spider, la stessa espressione è usata/spiegata a sproposito. Condivido l'analisi più approfondita di Luca e anche la visione relativa all'ambiente digitale di Mirko.
- Federico [Kurai]
Esatto Stego. Sono ottimi utenti finali e basta.
- Niki Costantini
beh un vantaggio l'espressione "nativi digitali" ce l'ha. Finalmente si può smettere di prendersela con i "giovani d'oggi". ;-)
- Luca
mah, dipende da che competenza si chiede. Io è un po' di anni che faccio lezione all'università. Prima, quelli che avevano l'email erano il 5 per cento, ora tutti. Un paio di anni fa quelli che sapevano cos'era facebook erano un 3 per cento ora piu' o meno tutti. In fondo, anche noi siamo nativi televisivi, ma perlopiu' non sappiamo cosa sia un tubo catodico o uno schermo al plasma. Eppure conosciamo bene la tv.
- Alessandro Lanni
se non fosse stato per me nella mia casa non sarebbe mai entrato un computer (ritenuto una cosa inutile). a quest'ora sarei sul divano a far la calzetta e aspettare il marito a pranzo. uno dei motivi del mio divorzio da lui: non si voleva "aggiornare" e stare al passo coi tempi, io si (ma non lo è ancora adesso). ci ho dato finchè non è stato comprato nel 95. usato alla cazzo all'inizio...
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- Ale♫nastrorosa
non ho mica capito: un ragazzo "nato" con internet non dovrebbe parlare della differenza tra reale e virtuale? non dovrebbe capirla? non dovrebbe porsi il problema? non dovrebbe averne coscienza? (mi sfugge qualcosa?)
- paolo b
Concordo @paolo. WoW è un esempio perfetto per parlare della differenza tra reale e virtuale.
- Stego
ho fatto like che ero arrivato solo alla prima virgola, è un mio mantra da un po'...
- Michele Melis
@paolo in letteratura il tema della dicotomia tra reale e virtuale è superata da anni ma di recente anche nel senso comune si tende a "marginalizzare" la questione (per il semplice fatto che con queste categorie ci si riferisce a realtà spesso sovrapponibili). Il fatto che dei ragazzi continuino ad ancorarsi a questi schemi la dice lunga sull'inconsistenza della retorica sui nativi digitali.
- Michele Melis
si vede che la letteratura specifica va in direzioni astratte, diverse dalla realtà.
- paolo b
riassumendo: "non ho incontrato nativi digitali nel mio orticello, ergo non esistono". molto scientifico.
- Adriano
@paolo purtroppo un po' è così, spesso c'è un legame troppo debole tra la teoria e la realtà che vorrebbe descrivere...
- Michele Melis
@Adriano 'sto orticello è piuttosto grande qui da noi mi sa ; ) anche senza il supporto diretto della statistica mi pare possiamo affermarlo no?
- Michele Melis
no. come ho scritto altrove, è come esaminare i dati sull'altezza media degli americani basandosi sui giocatori NBA.
- Adriano
leggo con piacere visto che da gennaio coordinerò un lab per studenti dell'UniBo.il blog sarà lo strumento. vi dirò come andrà
- Michele
@Michele e Adriano forse bisogna chiarire bene cosa ci si aspetta da un "nativo digitale". Se si cerca qualcosa che non c'è per forza che non la si trova. Per quanto mi riguarda la teoria ha risolto il dibattito tra realtà e virtuale ed è uno dei pochi argomenti (in questo campo) che vede l'esperienza quotidiana dar conto di cose dette a livello teorico molto tempo prima.
- Luca
moda anche lì..i giovani non circondati da benessere e parenti (genitori/fratelli) smanettoni, difficlmente qui diventano quello che, leggenda metropolitana vuole, si chiama "nativo digitale". Certo se poi, usando 10 ore al giorno messenger, vogliamo pensare che siano evolutissimi e tecnologici..facciamolo pure :-P Ragazzi fa comodo avere queste figure..fa comodo come molte altre cose.
- Antonio Patti LdF
@Michele, mi raccomando, fa leggere loro questo thread che si fanno un po' di risate.
- Stego
mi pare di cogliere una nota critica nei loro confronti, che trovo sbagliata. Trovo che invece quella da superare sia la distinzione (velata) tra migliore e peggiore che a volta si sovrappone a user/non user
- valentina
..l'altro giorno mi è arrivata un'allieva (insegno anche canto jazz) con una cassetta. Niente chiave usb, niente possibilità di creare basi o trasporre il pezzo e velocità con transcribe. Idem per isolare una frase per studiare un passaggio. Chissà come facevo, una volta... :) (ovviamente, rapidshare e le ho scaricato i pezzi in mp3, che diamine..)
- laflauta
Io ho 19 anni e vivo in una città piccola (mantova), non mi metto a raccontare nulla o rischio di uccidere qualcuno, qua un nativo è uno "che ne sa" :)
- mae
volevo solo evidenziare come la nostra esperienza soggettiva possa essere fallace: non si possono trarre conclusioni sociologiche da esperienze episodiche. tre anni fa seguivo un corso di armonia: ragazzi normali tra i compagni di corso, tra i venti e i trenta. TUTTI usavano il filesharing, tutti avevano il pc, tutti sapevano cosa fosse un blog, ci scambiavamo spartiti e dispense su...
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- Adriano
Concordo con Antonio Patti. La questione dei nativi digitali, secondo me, è imprescindibile dalla cultura e dal benessere. I nativi digitali esistono eccome, ma ovviamente non sono la maggioranza delle persone. Bisogna essere immersi in una determinata realtà per farsi influenzare da essa.
- Livia Iacolare
Secondo me vi aspettate sempre troppo dalle persone. Bisogna fare attenzione a non confondere dimestichezza (capire a due anni come funziona youtube) e consapevolezza, abitudine (sapere che c'è uno strumento che fa alcune cose) con passione. Essere nativi non vuol dire essere competenti, vuol dire non problematizzare più la cosa (anzi, magari snobbarla, proprio perché per te è sempre stata lì).
- mafe
Sono d'accordo con Mafe. Tra essere nativi ed aver capito ce un abisso. Ma è interessante il fenomeno del nerd-nativo, che dà per scontate molte cose che un non-nativo (sic.) ha imparato con l esperienza e l evoluzione della tecnologia.
- 1Co
from iPhone
Oh mafe brava! Sono d'accordo, volevo scrivere la stessa cosa. Alla fine è come chi guarda la tv e chi la studia o la costruisce, come dicevate. Tutti sanno accenderla e guardarla, ma non tutti sanno come funziona la programmazione, i termini tecnici usati etc.. Così come su internet c'è chi sa usare facebook, word, email,msn, ma non gliene frega una cippa di cosa c'è dietro. Dipende...
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- Aerith09
laik. ma si può mettere un laik? non dovremmo parlare tutti solo di questo per giorni e giorni, altro che sciopero? e poi, ha senso parlarne se ce la cantiamo e suoniamo tra noi?
- miic
Solo di questo, per giorni e giorni: lo diciamo sempre non lo facciamo mai
- Webgol
from fftogo
più cattiva, più povera e se possibile ancora più meschina
- valentina